“Ho capito che…”

GIORGIA CHIARA CAPICI

30/05/2020

10 Marzo 2020: L’Italia viene dichiarata zona rossa a causa di un essere invisibile che porta con sé fin troppe vite, sono vietati tutti gli spostamenti e vengono applicate le misure di distanziamento sociale. La gente è costretta a rimanere a casa per salvaguardarsi e contemporaneamente proteggere gli altri, non si può più andare a lavoro, si esce solo per necessità.

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Ansia, paure di ogni tipo aleggiano sopra ognuno di noi ma “Andrà tutto bene, ce la faremo”, dicono. I giorni passano e la situazione peggiora: aumenta la gente che purtroppo non ce la fa e, con loro, muore la speranza di uscirne presto.

Sono ormai più di sessanta i giorni che mi tengono legata alle quattro mura di casa, giorni in cui ho imparato ad apprezzare cose che troppo spesso ho sottovalutato, dandogli poca importanza.

solidarietà

Ho capito che un abbraccio dato quando si sta male ha la stessa importanza di un abbraccio dato quando si gioisce.

Ho capito quanto sia importante il sorriso di un passante che anche se per poco, migliora la mia giornata storta.

Ho capito che gli occhi parlano senza la necessità di aprir bocca, che spesso le parole sono superflue.

Ho capito quanto sia difficile non far traboccare il cuore di emozioni quando per giorni ti metti a nudo con una persona che non pensavi di essere, l’altra versione di me.

Ho capito che l’unico e vero valore assoluto è la mia famiglia, che nonostante tutto ci sarà sempre. Mi è stata negata la possibilità di tenere per mano le mie amiche quando ne avevano bisogno, di sorridere con loro, di sentire il calore della loro pelle e di rassicurarle. Mi mancano i colori del cielo, i tramonti visti al mare o semplicemente immortalati dal finestrino di un auto. Tutto questo è surreale: ogni giorno mi sveglio e so già che vivrò le stesse cose dei giorni precedenti, come se stessi vivendo la mia vita in loop.

Ho capito quanto sia importante vivere fino in fondo certi momenti perché è quasi certo che accadano una sola volta nella vita, che certe emozioni non si vivono con chiunque.

Ho capito che non basta avere un cuore che pulsa sangue, due polmoni che filtrano l’aria e un cervello che comanda i nostri gesti per essere vivi, bisogna essere liberi per essere e sentirsi vivi per davvero.

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Se c’è una cosa che mi piace pensare è che niente dura per sempre, prima o poi tutto questo dovrà pur finire. In questo campo di battaglia siamo tutti soldati e siamo tutti uguali: nessuna distinzione tra colore di pelle, di sesso, di religione, di classe sociale. Siamo tutti vincitori e per certi tratti siamo vinti ma non ci arrendiamo, non deponiamo le armi.

 

 

                                                                                                

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