La chiamavano “quarantena”

GIADA BARLETTA 

28/05/2020

La chiamavano “Quarantena”, sono già passati oltre 60 giorni, quelle mura domestiche che prima erano una protezione adesso sembra che prendano la forma di una prigione.

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Foto di F. ASCANIO

Sei fortunato se hai una casa grande, ma prova a pensare almeno per un minuto a chi è costretto a vivere in pochi metri quadrati. Chi non vorrebbe  uscire? Chi non vorrebbe andare dai propri  cari: zii, nonni, cugini…?

Adesso tutti pagheremmo per incontrare i nostri amici, per riprendere a ridere, scherzare, divertirsi; per riprendere la nostra solita vita. C’è chi subisce violenze tra le mura domestiche e non può denunciarle e non può  neanche uscire per evitarle.

Ci sono ragazzi fuorisede costretti a vivere da soli che vorrebbero tornare a casa ma non possono, ti sei mai chiesto cosa vuol dire stare “da solo” tutto il giorno? Senza  avere rapporti  sociali. Siamo bravissimi a lamentarci perché non ci permettono di andare a divertirci con i nostri amici, ma ci pensate mai a tutte quelle persone che per un motivo o per un altro vivono da sole? No! Non ci pensate mai e si vede!

Dal 4 Maggio se ti affacci al balcone vedi gruppi di persone che non si interessano minimamente di ciò che è stato decretato ed escono senza alcun senso di colpa verso chi è solo e si permettono anche il lusso di non rispettare le distanze e di uscire senza né guanti né mascherina. Ma complimenti! Siete davvero degli eroi, ed anche grazie a voi se da questa quarantena ci libereremo tardissimo. Volete davvero ritornare ad essere liberi? E allora usate il buon senso e restate a casa. Ci  pensate a quando ci lamentavamo perché la mattina dovevamo alzarci presto per andare a scuola o al lavoro? Quando l’unica cosa che volevamo fare alle otto di mattina era continuare a dormire. Adesso mi sembra proprio che la situazione si sia invertita, tutti (o quasi) vogliamo ritornare a scuola, anche solo per scherzare qualche minuto prima che suoni la campanella dell’entrata.

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Foto di F. ASCANIO

Fino a un mese fa non mi sembra che ci fosse tutta questa gente in chiesa. Adesso invece tutti cattolici e credenti. Quelli a risentirne sono quei cattolici che frequentavano veramente la chiesa e credono e credevano anche prima di questo virus, magari la chiesa era un luogo di sfogo o semplicemente un luogo per stare in pace.

Ci è stato anche negato di dedicarci alle nostre passioni, in un certo senso, infatti chi prima frequentava un istituto musicale o un insegnante di canto o di danza  adesso non può più farlo, proprio come chi praticava uno sport, siamo costretti a farlo a casa o nei dintorni.

Non possiamo più neanche andare ai concerti dei nostri cantanti preferiti o andare a vedere le mostre nei musei o semplicemente andare a trascorrere  una domenica nei centri commerciali.

Purtroppo sono molte le libertà che ci sono state negate in compenso però abbiamo riscoperto la bellezza delle piccole cose e la loro  importanza, una giornata soleggiata, un bacio, una carezza; queste sono le cose che ci mancano di più, ma dobbiamo essere forti e dobbiamo avere pazienza, rispettando le regole tutti insieme ce la faremo!

 

 

 

 

 

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