Come un cactus

GAIA POLIZZI

24/05/2020

All’improvviso mi sono ritrovata dentro quattro mura senza poter uscire, senza poter abbracciare chi amo.

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Foto di G. POLIZZI

È come se ci avessero spezzato le ali, eravamo delle farfalle libere, pronte a goderci i giorni migliori della nostra vita e ci siamo ritrovati a dover stare lontani da tutti. Tutto ciò mi ha fortificato, forse, nonostante i mille crolli emotivi avuti.

Questa quarantena nel bene e nel male sta passando, piena di studio e noia, videochiamate e abbracci virtuali ma almeno ho avuto un po’ di tempo in più per stare insieme alla mia famiglia,  a mia nonna.

Ho cercato di impiegare al meglio il mio tempo, vedendo film e cercando di distrarmi il più possibile.

Adesso, credo di essere più consapevole, non vedo i miei amici da due mesi ed è straziante non poterli abbracciare, non poter fare anche le piccole cose che prima davo per scontate.

Preferivo un messaggio a un abbraccio, invece questa terribile esperienza mi ha fatto capire quanto ho dato importanza a delle cose che in realtà non sono tutto.

Adesso mi sento come un cactus, nessuno mi si può avvicinare più di tanto altrimenti chissà cosa rischia e quindi, per salvaguardare gli altri e me stessa, non posso più sentire il calore che un abbraccio di mia nonna mi può dare.

Spero che dopo questo brutto periodo, riusciremo a prendere in mano la nostra vita, cercheremo di non sprecare più occasioni e di sentire mille emozioni, soltanto con un po’ più di consapevolezza.

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