“Ne usciremo diversi, forse più “umani”

LORENZA MESSINA

22/05/2020

Ascoltando il telegiornale avevo percepito la notizia di un’epidemia in Cina ma non mi ero soffermata sulla notizia più di tanto, una realtà così lontana che non mi riguardava. Successivamente ho capito che anche in Italia stava iniziando a comparire qualche caso, ma lo ritenevo sempre un qualcosa che non ci avrebbe mai potuto toccare personalmente.

f. Ascanio
Foto di F. ASCANIO

Poi, con l’incrementarsi delle politiche governative atte ad arginare il contagio che si stava diffondendo sempre di più, le mie convinzioni hanno iniziato a cedere e come nella canzone “Un giorno credi” di Edoardo Bennato credo che tutti abbiamo avuto un attimo di smarrimento, ci siamo veramente resi conto che qualcosa di grave stava per succedere, in un momento in cui le proprie convinzioni crollano all’improvviso e occorre molta forza per andare avanti. Purtroppo molti riescono ad andare avanti nonostante tutto, altri crollano per tante fragilità e non riescono a superare il momento, e magari compiono atti di debolezza per coprire le loro paure.

Questa situazione deve farci riflettere, noi abbiamo dato per scontato tutte le cose belle della vita, era normale il nostro quotidiano ma nel momento in cui si sono presentate le prime difficoltà e i primi sacrifici richiesti per poter combattere questo male, ci siamo resi conto che come nella canzone “Non è un film” di J-ax dobbiamo riflettere in quanto la vita non è tutto rose e fiori come al cinema . . . ma al contrario, chi più chi meno ha i suoi problemi: dalla persona amata che ti lascia, a qualcuno di caro che muore, o un ricordo marchiato sulla pelle che però dopo anni ti fà soffrire . . .

OIP.G0S6Wo25rHZ5HutlGmLKZAEsCo

Però siamo “essere umani” come canta Marco Mengoni, l’autore nel suo brano vuole trasmettere un messaggio tanto semplice quanto profondo, un appello accorato ma ottimista a riscoprire il significato più autentico di essere umani, al di là delle etichette impresse da una società che come delle catene ci allontanano da quella che dovrebbe essere una predisposizione innata di ogni donna e ogni uomo, ovvero la capacità di andare incontro al prossimo, ascoltarlo, capirlo, accettarlo con i suoi limiti e le sue qualità e provare compassione per le sue sofferenze; invece preferiamo chiuderci in una prigione psicologica retta dalle paure e dai pregiudizi nei confronti dell’altro e così diventiamo incapaci di vedere in chi ci circonda un essere umano, simile a noi nelle fragilità, nelle fatiche della vita e nelle angosce ma diverso nell’identità, nella cultura, nella religione, nelle esperienze e nei suoi valori.

Credo che questa canzone, molto semplicemente, voglia ricordarci che nonostante le differenze, siamo tutti “esseri umani”, forti e fragili, unici e imperfetti poiché naturalmente portati a commettere degli errori, ma anche dotati di amore verso il prossimo e tutto questo lo stiamo osservando proprio in questi giorni: i nostri “angeli bianchi” che in prima linea giorno e notte assistono e curano gli ammalati, non fanno alcuna differenza, mettono a rischio la propria vita e nonostante siano allo stremo delle proprie forze continuano incessantemente in una corsa contro il tempo.

Molti di loro sono caduti nella folle corsa, ma ciò che ha prevalso è stato l’amore verso il prossimo.

fiducia

In una società, dove l’egoismo fa da padrone, dove la vita è come un palcoscenico immenso, colmo di contraddizioni e tensioni, ci confonde, ci illude, delude e disillude, ma allo stesso tempo ci pone di fronte a sfide e decisioni, davanti alle quali tutti abbiamo paura, a volte crediamo di non essere all’altezza, siamo sul punto di gettare la spugna finché ci accorgiamo che dalla paura è possibile far scaturire il coraggio.

solidarietàOggi, c’è bisogno di compiere questo sforzo, trovare il coraggio di essere umani. E citando il grande Pirandello, nel palcoscenico della vita, tendiamo a nascondere il nostro vero volto, con le sue paure e fragilità, dietro delle maschere, che oltre a distorcere il nostro essere, celano la nostra unicità, ci appiattiscono e uniformano, rendendoci come gli altri vorrebbero che fossimo, anziché come siamo realmente. Il mio invito a mettere da parte le maschere, a ritrovare noi stessi, seppure passando attraverso le paure e i pianti e finalmente essere noi stessi.

Credo che questa tragica esperienza, cambierà molti di noi e sicuramente ne usciremo diversi, forse più “umani”.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...