“Uno, nessuno e centomila”, Secusio finalista

GAETANO SORTINO

06/05/2020

Alla fine del 2019 si sono concluse le riprese di un cortometraggio realizzato per un considerevole progetto legato al Concorso Internazionale ‘’Uno, nessuno e centomila’’ che ogni anno si tiene al Teatro Pirandello di Agrigento.

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La Fondazione Teatro Luigi Pirandello, d’intesa con i co-organizzatori di questa IV edizione ( l’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), la Regione Siciliana, il Comune di Agrigento, il Distretto Turistico “Valle dei Templi”, “La Strada degli Scrittori”, l’Accademia di Belle Arti Michelangelo)  ha messo in palio favolosi premi per i partecipanti alla Kermesse teatrale.

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Quest’anno il Liceo Bonaventura Secusio- Caltagirone (CT), ha partecipato al suddetto concorso per la seconda volta, risultando finalista insieme ad altre 13  scuole provenienti dal resto d’Italia e da varie parti del mondo (Georgia, Iran, Libano,  Nigeria, Romania, Spagna, Tunisia)

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Il sopraindicato cortometraggio è stato realizzato per illustrare quello che, in seguito, sarebbe stato lo spettacolo completo da rappresentare sul palco del teatro agrigentino  ma che a causa della situazione contigente è stato per il momento  sospeso.

Il titolo dello spettacolo è ‘’La Verità’’, ed è stato realizzato dagli alunni della classe V AA del Liceo Artistico Secusio guidati dalle docenti, prof.sse Castagna Maria Ausilia e Agrì Terry, insieme al prof. Malizia Francesco (per le riprese e il montaggio del video). Il tema principale dello spettacolo è basato sul messaggio che Luigi Pirandello ha voluto trasmetterci nelle novelle, così come nel suo teatro…cioè: la verità non esiste.

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L’autore mette in scena il dramma della vita e dell’uomo in tutta la sua infinita complessità, ma lascia che sia lo spettatore a cogliere da solo quale sia il significato ( o la mancanza di significato ?) di ciò che vede. Pirandello ha cercato in molte sue opere di mettere a nudo, impietosamente, tutte le contraddizioni della realtà; ha tentato di smascherare, tramite una logica estrema, ogni apparente illogicità e assurdità della vita. Cosa c’è di vero, di oggettivo, di degno, in ciò che ci circonda? Ognuno di noi, infatti, secondo Pirandello, indossa una maschera, per sua volontà o perché gli altri la impongono. Crediamo di conoscere noi stessi e gli altri, ed invece non conosciamo nulla. Ognuno con la sua verità diversa: “Così è, se vi pare”.

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La novella – e la nostra drammatizzazione – narrano della vicenda di Saru Argentu, chiamato con il suo soprannome Tararà, accusato di aver ucciso sua moglie per adulterio, e a causa di ciò sottoposto a giudizio. Tararà, un mezzadro analfabeta, più volte, durante il processo suscita l’ironia della corte (di cui è presidente il celebre giudice D’Andrea de ‘’La Patente’’), per la sua ignoranza e la sua semplicità. L’uomo, mandando all’aria la strategia difensiva – la verità – del suoavvocato (delitto d’onore senza premeditazione alcuna per ottenere una pena più lieve), alla fine confessa la sua di verità.

Egli ha ucciso la moglie perché era venuto a sapere che lei andava a letto con il cavalier Fiorìca. Nella sua ingenuità di uomo semplice, Tararà spiega, infatti, che non ha compiuto il delitto per il tradimento in sé, che addirittura giustifica, bensì a causa dello scandalo voluto dalla moglie del cavaliere che ha reso pubblico ciò che sarebbe dovuto rimanere confinato nelle mura domestiche. Per questo motivo è stato costretto ad assassinare sua moglie con un’accetta. Così, dopo la sua bizzarra e sincera confessione in aula, il giudice condanna Tararà a ben tredici anni di reclusione.

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Per quanto concerne la nostra rappresentazione, essa ha una durata di 10 minuti. In seguito, dal testo teatrale si è passati alla realizzazione di un cortometraggio, ambientato presso il Carcere Borbonico di Caltagirone; il video prodotto ha integrato ed arricchito il testo teatrale di alcune figure e riferimenti contenutistici presenti nell’opera pirandelliana, quali ‘’Cosi è se vi pare’’, ‘’La Patente’’ed ‘’Il Berretto a sonagli’’ (quest’ultimo suggerito dal berretto che Tararà tiene tra le mani durante il processo e che indosserà solo dopo la sua condanna)

Nei titoli di testa infatti ritroviamo la Verità (donna velata di nero con in mano una lanterna, che simboleggia la ricerca di una verità luttuosa e drammatica) e Rosario Chiàrchiaro (anche lui personaggio pirandelliano portatore di una sua verità) ; i due personaggi più volte appariranno durante il processo, come a voler ricordare allo spettatore che la ricerca della verità va oltre il fatto narrato; cioè è una condizione dell’esistenza stessa dell’uomo.

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La scena iniziale è stata modificata attraverso l’introduzione delle voci fuori campo dei due compari che introducono lo spettatore nel vivo della vicenda narrata.

Inoltre il processo, all’interno di una cornice spazio-temporale, si arricchisce della presenza della moglie morta, Rosaria Femminella, e della moglie del Cavaliere Fiorìca, che rende noto il momento in cui quest’ultima, comunica al protagonista il tradimento.

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Il cortometraggio si conclude con l’uscita dall’aula del tribunale di sei personaggi ( in cerca di autore): il Giudice D’Andrea, il Cancelliere, l’Avvocato Laudisi, Saru Argentu, Rosario Chiàrchiaro ed infine la Verità.

Tutti i personaggi tengono tra le mani una lanterna in quanto ognuno di loro ha la propria visione delle cose e di conseguenza, uscendo dal luogo dove si è svolto il processo, vanno per il mondo sostenendo la loro verità.

Il finale rimane aperto, sarà lo spettatore a decidere quale sia il significato ( o la mancanza di significato ?) di ciò che vede.

 

Link al cortometraggio:

https://www.youtube.com/watch?v=i5NSi1yASTQ

 

 

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