“Saul”, poetare con il teatro di Alfieri

REDAZIONE SECUSIONLINE

10/03/2020

La tragedia “Saul” di Alfieri rivisitata dai ragazzi di 4 A del classico del Secusio attraverso l’immedesimazione nei personaggi per darne voce in poesie dallo stile alfieriano

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Trama: Saul, re d’Israele, è vecchio e da tiranno non vuole cedere il potere all’eletto da Dio che è suo genero David, sposo della figlia Micol. Lo invidia al punto da odiarlo. Il delirio lo pervade, la follia non lo abbandona mai. Il figlio Gionata e la figlia Micol sono preoccupati e lo confortano, David si mostra suo umile servitore, non vuole spodestarlo, mentre il consigliere malvagio Abner tenta di alimentare l’odio e la pazzia di Saul.

 

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Saul e l’ultimo delirio

 

Vien meco… no! Mori caro figliuol

vien dal re d’Israello che io son.

Io? Il sol è ora rosso, nuovo dì

per Israel, mori Saul, ché lagrimi?

Lasciami squarciar il ciel col mi’ urlo.

Ridi? Dio or la tua faccia hai tolta.

Ti treman le mani Saul, tu sanguini?

Cala la notte, re d’Isrel, spiri.

VITALE SIMONE SALVO

 

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IL GIOVANE DAVID

FEDEL SERVITOR

Saulle, perché tanto odiasti me
se la figlia tua mi hai dato in consorte?
Oh rabbia! Me chiamasti Vil Traditor
che giammai avrei tolto dal tuo bianco crin il regal serto.
Re del popol d’Isdraello io t’amo come fossi figlio tuo,
nonostante mi mandasti via e m’abbandonasti in fero stato
in via di trista gente senza ferro.
Ma mi atterro ancor al tuo regal comando.

                                                                     LIVIA BARONE

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 David a Saullo

Oh padre…  addietro mi tenea

temenza di non t’esser molesto,

la nostra presenza fu sempre

colma di sinistri augelli

 

tant’è che facesti del mio futuro

un esilio. Ma io non tenea

rancor teco e giammai desiderai

d’esser per te un fellone.

 

E or che tu capisti che’l mio brando

t’avrebbe portato lustro,

mi riaccogliesti fra le tue braccia

 

e quando il campo toccai col mio

brando e usbergo, il nemico

non potè che cader al mio cospetto.

LA FERLA FLAVIO

 

 GIONATA IL FIGLIO

Teco padre

Ah padre!che festi?

Amato padre,perduta

omai la giovinezza

la canuta età calca.

Adirato, torbido, impaziente

fero, il cor tuo si è fatto

dubitar da le ipocrite turbe

abbaton le antiche lucid’opre.

Ma Iddio, che sempre t’ode

ti fia al cor ristoro

stemprasi la temenza.

Non havvi più sinistri augelli

Amato padre, Iddio, mallevador,ti placa.

Così la tua faccia hai tolta dal dolce oblio.

SIMONE TASCA

 

 MICOL, FIGLIA DI SAUL

Padre

Padre, quant’anni or son

che sul vostro labro

il riso, non fu più visto spuntare?

 

Hai la figlia tua a fianco

e se piangi, piange lei;

e se lieto sei, lo è anche lei.

Ma cosa sturba il tuo senno allora, Padre?

 

David, ei m’è sposo e tu mel togliesti,

e nonostante ciò, a morte,

per a lei sottrarti, andrei.

 

Padre, me più non conosci?

Né ritrarti al vero posso?

Padre, ch’io mai ti lascerò,

puoi starne certo,

ché io mai amore più grande

di quello per te ho provato,

e mai ne proverò.

ROBERTA PALERMO

 

 ABNER

Mio re

 

Saul, mio re, non ti sentir lasso

poiché d’Iddio sei l’eletto ed

Ei concorda col popol d’Israello:

volle un re guerriero.

 

E in cuor tuo sai che il fellon

genero tuo sol pera e con esso

i tuoi terrori, visioni che turbano

i tuoi sogni omai da tempo.

 

E la paura, che dal tuo bianco crin

il regal serto voglia toglier,

a te sturbava il senno.

 

E talora a te appaio forte duce, congiunto,

usbergo e talor come son in natura

vile,invido, astuto traditore.

 

Nunzio Falcone

 

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