“Giornata del Ricordo” a Caltagirone

MORENA ROCCARO

10/02/2020

Lunedì, 10 Febbraio le classi quinte del Secusio di Caltagirone, 5A, 5BL, 5DL e 5EL, accompagnati dai loro rispettivi docenti, Schillaci, Di Gregorio, Bardelle e Buttiglieri, hanno partecipato  a un momento commemorativo davanti al Monumento dei Caduti, in Via Roma, in memoria dei “Massacri delle foibe”, una strage di massa, avvenuta il 10 febbraio del 1943.

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Il giorno del Ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata ogni 10 febbraio. È stata instituita con la Legge n.92, del 30 marzo 2004 e vuole “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle  foibe, dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre, nel secondo dopoguerra. È una delle più complesse vicende del confine orientale che va necessariamente ricordata.

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La celebrazione è stata presentata dallo storico Dott. Enzo Nicoletti, presenti erano l’amministrazione comunale, rappresentata dal vicesindaco  la  Dott.ssa Concetta Mancuso, oltretutto nelle vesti di dirigente scolastico del liceo Classico-Linguistico e Artistico Bonaventura Secusio, e dagli assessori comunali Di Stefano e Montemagno e l’Associazione calatina ‘Storia, Patria e Cultura’, che valorizza la giornata del Ricordo,  presieduta dal Dott. Massimo Porta, onorario dell’associazione, che rappresenta il presidente onorario Alfio Caruso.

Prende la parola introduttiva il Dott. Nicoletti che definisce il fenomeno storico ‘Un genocidio nascosto’ proprio perché fanno parte di una pagina di storia che l’Italia ha voluto dimenticare e solo nel 2005 ci fu la prima celebrazione ufficiale. Ripercorrendo gli eventi storici, Dott. Nicoletti afferma che tale fenomeno prese vita durante il secondo conflitto mondiale: quando sembrava inevitabile la vittoria della Germania nazista di Hitler, la resistenza ritardataria della Jugoslavia ne determinò la sconfitta.

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Lo studioso di storia inoltre precisa che la storia non va dimenticata perché forma gli uomini del presente e per evitare che accada di nuovo bisogna mantenere viva la memoria.

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Interviene Massimo Porta, la cui associazione si basa su studi storici, il cui compito è rigorosa memoria. Come intellettuale storiografico e uomo politico, ribadisce: “la documentazione storica è rigoroso studio veritiero no propagandistico, non si studia dalla propaganda.

Contestualizza:

“Non è semplice parlare di questo fenomeno date la sua origine e la sua posizione geografica ben nascosta, cioè una regione di confine, italiana; si tratta di Istria e Dalmazia, che da sempre furono terre combattute. L’Italia, che fu protagonista della famosa ‘vittoria mutilata’ dopo la prima Guerra Mondiale, non ebbe mai irredenti questi territori, ed entra nel conflitto per la conquistali, consapevole di dover necessariamente rispettare una componente slava. A tal punto, simbolo italiano di queste terre, fu la città di Zara. Ma la drammatica vicenda delle Foibe ha subito inizio, dopo il trattato di Parigi, che nel 1947 consegna i territori italiani alla Jugoslavia e il maresciallo Tito irrompe nel territorio e con un’azione di guerra prende le terre italiane/ fasciste della Dalmazia. Un comunismo eretico e dittatoriale, il cui progetto è costruire un vasto regno, vigerà su quei territori, nascondendo la verità per una questione di ‘realpolitik’. Creando una politica totalitaria di assoluto dissenso politico, Tito elimina circa 11,000 uomini tra italiani della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia nelle foibe, cave carsiche.” Il Dott. Porta, preciso e chiaro nella sua esposizione storiografica, dichiara che è fondamentale sfatare quattro miti sulla questione:

il primo mito diffusosi riguarda l’evento, visto come una risposta ai crimini fascisti perpetrati sulle popolazioni slave; si tratta di un’affermazione gravissima ma non del tutto falsa.

Il secondo mito è quello relativo al numero delle vittime, minore rispetto a quello dell’Olocausto, ma a tal punto si chiarisce che i fenomeni del 27 gennaio e del 10 febbraio sono diversi, accomunati solo dall’eventualità di capitare in uno stesso periodo, quando l’Europa e il mondo intero erano infuocate dal grande conflitto e dal dominio totalitario tedesco, italiano e russo.

Il terzo mito da rovesciare è quello di considerare tale ricorrenza annuale, una celebrazione fascista della destra politica.

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Ma a proposito di questa affermazione il Signor Porta pronuncia alcune parole di Marino Micich, storico autorevole di quelle popolazioni: “Tra le vittime delle foibe c’era una esigua minoranza fascista, che servì lo Stato italiano, e democratici, cattolici, possidenti e operai”. Testuali dichiarazioni sfatano anche il quarto mito, quello di considerare i fascisti, le uniche vittime del massacro.

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Con il massacro delle foibe si occulta una violenza di Stato, una pulizia etnica che non ebbe come obiettivo eliminare il fascismo italiano bensì uccidere qualunque italiano si fosse messo fra i piedi, incluso civili, autonomisti, liberali, repubblicani, social democratici, cattolici, donne e bambini, a cui si negava anche il latte.

Fu un’atroce persecuzione, quindi ricordare è un dovere che accomuna tutta la patria italiana senza distinzione di fede politica o religiosa. “Non esistono morti di serie A o di serie B”, come afferma il consigliere comunale.

Anche il fenomeno dell’esodo giuliano- dalmata fu compromettente, in quanto circa 350.000  istriani e dalmati furono cacciati via e mandati soprattutto in Italia, dove furono costruiti campi profughi.

Il messaggio di Porta è quindi l’esigenza di noi italiani di scavare nelle pagine della storia nascosta del nostro Risorgimento.

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Segue la recita di poesie da parte di alcuni alunni del Liceo Classico: tra queste, la poesia “Foiba di Bassovizza” di Andrea, figlio di esuli; attraverso la poesia infatti possiamo eterizzare un momento e non dimenticare questo tremendo olocausto a guerra finita.

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Margherita Bucchieri di 5D cita invece la legge n.92 che dal 2004 ha reso legale tale evento: “ricordare e conoscere sono alla base del vivere civile”.

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Due ragazze di 5B presentano una loro breve documentazione circa la strage.

Infine il saluto del vicesindaco Mancuso, che definisce il massacro delle foibe un atto di pulizia etnica, di persone con un credo differente da quello propagandato dallo stato: “Mettere insieme la memoria del 27 Gennaio  e altri fenomeni di oppressione ideologica è giusto. La causa di tutto ciò è una propaganda razzista, nazionalista ed etnocentrica  che mette l’uomo contro uomo,unicamente per scopi politici. Oggi, il rischio di un possibile ritorno di idee nazionaliste è alto, perciò è importante studiare e trasformare le lezione teoriche in ideologie democratiche e in azioni. I valori della giustizia, uguaglianza  e  non discriminazione sono essenziali per un paese democratico. Noi possiamo farci motore del cambiamento sociale.”

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Conclude con una frase di Gandhi :“Sii tu il cambiamento che vuoi nel mondo” a cui si aggiunge un’altra citazione dello stesso: “ Io sono pronto a morire per i  miei ideali ma non ucciderei nessuno perché non li condivide”.

Inevitabile è non far riferimento al grande insegnamento  che oggi possiamo trarre da  Primo Levi:  “Se comprendere è impossibile , conoscere è necessario”.

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