Camilleri: ” … alla fine del mio cunto”

ERIKA GULIZIA

17/06/2019

Si è spento, oggi 17 Luglio 2019 alle ore 8:20, dopo un grave arresto cardiaco, un mese fa, che ha compromesso gravemente le funzioni vitali, all’età  di 93 anni. Iniziò a scrivere a 53 anni, Andrea Camilleri, autore del famosissimo Commissario Montalbano oramai divenuto il personaggio attraverso cui molti siciliani rispecchiano la propria persona.

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Scriveva sia in italiano che in dialetto siciliano e questa sua scelta nacque in seguito alla morte di suo padre, al quale già morente lesse una storia. Suo padre gli disse: ‘Scrivilo in dialetto, così come me lo hai raccontato’. Il dialetto era la sua lingua ed era molto più semplice per egli scrivere in questo modo, imitando anche Pirandello, considerato il suo più grande maestro e da cui Camilleri prese esempio.

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Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio cunto passare tra il pubblico con la coppola in mano’”.

Questa la risposta che Camilleri dava a tutti coloro che insistevano sul fatto che fosse già molto grande per continuare a scrivere a causa dei suoi problemi alla vista. Da quando non vedeva più egli aveva rimodulato la sua vita e soprattutto riuscì a farsi leggere, perché l’Italia è un paese che legge molto poco.

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La grande passione di quest’uomo adesso è in noi perché i suoi racconti sono stati amati da tutti gli italiani, siciliani e non.

Nella casa romana la sua amata Valentina lo ha seguito nella scrittura al buio dei suoi libri. Secondo lo scrittore l’arte del non vedere era in realtà l’arte dell’adattamento, salvaguardando al più possibile la memoria.

Dettava senza fare errori e quando Antonio Mazzini lesse il suo primo Montalbano rimase colpito dalla grande capacità di Camilleri.

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Egli si dedicava ad esercizi di memoria molto complessi; pensava ad esempio alla Flagellazione di Pietro e si sforzava di ricordare i colori di questo famosissimo quadro dell’arte italiana. Dal momento in cui perse la vista, era solito ascoltare musica poiché egli lo trovava un ottimo modo per aiutare la sua memoria.

Le parole arrivavano dal buio e acquistavano una direzione di arrivo perfetta.

Appariva sereno, con la voce un po’ rauca a cause delle tante sigarette fumate, ma sempre con i ricordi della sua infanzia nitidi agli occhi.

Gianni Riotti venne a conoscenza per la prima volta di questo grande siciliano, leggendo in un giornale americano una recensione sull’autore. Decise di incontrarlo a Lucca e lo ricorda come una persona complessa con una scrittura vera, capace di far immergere il lettore tra le righe dei suoi racconti poiché egli era vivamente abitato dalla gioia di scrivere.

 

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