“Lacrime di sale”, Lidia Tilotta al Secusio

GLORIA TROMBINO

05/03/2019

Il 18 febbraio, alle ore 11:30, ha avuto luogo al Liceo Linguistico Bonaventura Secusio, l’incontro con la giornalista Lidia Tilotta, conduttrice di “Mediterraneo” e scrittrice del libro “Lacrime di sale”. Partecipano alla conferenza, tutte le classi quarte e i progetti di alternanza scuola-lavoro di libreria e giornalismo.

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Foto di C. ARANCIO
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FOTO di S. PICONE

Inizia il discorso la dirigente scolastica Dott.ssa Sabrina Mancuso:” Questo incontro servirà a presentare il libro “Lacrime di sale”, che racconta le esperienze di vita che Pietro Bartolo, un medico di Lampedusa, ha ascoltato con le sue orecchie e messo su carta. Un medico che non vuole essere considerato un eroe ma semplicemente un uomo che ha fatto il proprio dovere. È un uomo che ha vissuto esperienze tragiche come la morte di bambini, e insieme alla giornalista Lidia Tilotta ha voluto far conoscere le vite di queste donne, uomini e bambini e di far comprendere le loro difficoltà e il fenomeno dell’immigrazione e non il problema, proprio per far cambiare la società. Noi siciliani siamo un popolo accogliente, siamo un popolo che per questioni problematiche anche noi abbiamo dovuto trasferirci in altre nazioni o continenti. È un periodo in cui noi siciliani dobbiamo riscoprire il valore dell’accoglienza, della dignità di ciascun uomo. Bartolo diceva che nella sua azione è stato aiutato più dalla cultura che dalle istituzioni e attraverso il cinema, i telegiornali e il libro pubblicato, ha permesso alla società italiana di scoprire queste situazioni, che molto spesso cerchiamo di nascondere e occultare. Gandhi diceva “Le parole sono perle false fino a quando non si trasformano in azioni, sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, quindi noi dobbiamo cambiare mentalità per scoprire nuove cose, ma non a livello di conoscenza, ma a livello di gesti concreti, e a non avere vergogna a proclamare le nostre idee, perché non bisogna avere vergogna di dire che tutti gli uomini sono uguali”.

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FOTO di S. PICONE

 

imagesIn seguito prende parola Lidia Tilotta:” Questo libro nasce come strumento, uscito nel 2016 e ha avuto una crescita esponenziale, 15 traduzioni estere e io ho voluto fortemente intervistare il medico Pietro Bartolo, dato che sono stata un’inviata a Lampedusa dalla Tg3. Inizialmente con Pietro non riuscivamo mai a metterci d’accordo per scrivere il libro, dopo che però vinse l’Orso d’oro a Berlino, io lo chiamai al telefono per congratularmi con lui, ma lui mi disse che finalmente potevamo iniziare a scrivere il libro, infatti, due giorni dopo, la Mondadori mi chiamò dicendomi che potevamo già scriverlo. Da lì con Pietro non abbiamo mai finito di parlare alle scuole e nelle piazze di queste situazioni che avvengono in questi territori, come Lampedusa”.

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Foto di C. ARANCIO

Successivamente la giornalista inizia a leggere alcune parti del libro, proiettando delle immagini di ragazzi sulla stiva, di ragazzi/e ustionati/e, dicendo agli studenti presenti di immedesimarsi.

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FOTO di C. ARANCIO

“Questi ragazzi hanno la vostra età, e iniziano questo viaggio senza sapere quale sarà la loro fine. Le donne vengono violentate e sottoposte a trattamenti di menopausa temporanea, quando i bambini non hanno acqua da bere, bevono le loro urine, vengono maltrattati, schiavizzati e violentati. Noi studiamo la Shoah, ma a quei tempi non potevamo sapere nulla di quello che accadeva, ma al giorno d’oggi possiamo sapere tutto e facciamo finta di nulla. In Libia gli immigrati vivono in delle condizioni disumane, dove le violenze fisiche e psicologiche sono all’ordine del giorno. Qui non parliamo di un fenomeno o di un problema, bensì delle storie delle persone. Il 13 ottobre sono morte tantissime persone, e l’Italia e poi l’Europa hanno deciso di risolvere la situazione, con delle associazioni come “Mare nostrum” o utilizzando altri mezzi di imbarcazioni, ma in realtà la situazione è peggiorata, dato che la benzina si mescola all’acqua salata del mare, creando una miscela corrosiva che provoca ustioni gravissime. Noi non ci interessiamo proprio delle ferite fisiche e dell’anima di queste persone, e molte volte li ignoriamo, ma dovremmo preoccuparci per queste persone e non dovremmo giudicarle, perché hanno delle storie difficili alle spalle. Molte volte crediamo che in Italia non possa accadere nulla, ma in realtà anche la Siria prima dello scoppio della guerra, era come noi, con i nostri usi e costumi, ma adesso si ritrova devastata e totalmente distrutta, quindi noi non potremo sapere cosa accadrà in Italia, soprattutto con lo scenario attuale a livello internazionale. Quindi iniziate a cambiare la società e a combattere questo clima, che non è sicuramente un clima di pace, ma di odio. Cercate di dedicare un po’ del vostro tempo a queste persone, perché sono sicuramente delle persone dalle quali si può imparare tantissimo”.

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FOTO di S. PICONE

In seguito gli studenti pongono delle domande:

“Come mai lei ha deciso di regalarci storie di immigrati e di trascriverle in un libro?”

“Nel mio andare continuamente a Lampedusa a raccontare, soffrivo tanto a vedere e a non poter far conoscere, volevo trasmettere questo messaggio, ovvero, queste situazioni difficili che accadono ogni giorno. Parlare con voi non è la stessa cosa di dirvi di guardare un servizio al telegiornale, perché così interagiamo di più”.

“Ci può descrivere brevemente la persona di Pietro Bartolo?”

“Lui è un uomo che ha deciso di aiutare gli altri, ha molta sensibilità e ha vissuto a contatto con il mare, dato che suo padre era un pescatore, ma lui decise di intraprendere un’altra strada, ovvero, quella della medicina, ma la gente di mare ritorna sempre lì, ed è per questo che adesso con il suo mestiere aiuta il prossimo”.

“Può descrivere le emozioni che ha provato nell’ascoltare e mettere su carta le storie di Bartolo?”

“C’è stato un flusso di emozioni, perché ci rinchiudevamo in casa io, Paolo e la moglie Rita a piangere mentre leggevamo il libro, ma più che altro era un pianto liberatorio, perché avevamo veramente un magone per tutte le cose che avevamo scoperto, visto o sentito”.

“Come sarebbe possibile arginare il fenomeno dell’immigrazione? Quante sono le vittime?”

“Non è quantificabile, perché ogni giorno muoiono migliaia di immigrati, o se non muoiono vengono pesantemente aggrediti, violentati o schiavizzati. Non è né un fenomeno né un problema, perché l’immigrazione c’è sempre stata, e quindi bisogna gestire i flussi in maniera concordata e tranquilla, non in fase emergenziale. Ci vogliono politiche capaci di risolvere la situazione. E parlando della situazione attuale africana, ci sono molte disuguaglianze a livello economico, e quindi bisognerebbe eliminare questo squilibrio. Ci sono modi e modi per intervenire. I siriani per esempio vogliono ritornare nelle loro case, ma fin quando ci sono guerre non potranno ritornare, quindi bisogna affrontare i diversi livelli, non da emergenza o come propaganda”.

“Qual è il significato che attribuirebbe al mare?”

“Il mare è tutto, ci sono poesie, libri e canzoni che dicono che il mare è tutto, può essere tragedia o meraviglia, ma non solo per gli immigrati, ma per tutti. Nel mio libro si vede come alcuni sopravvissuti dopo aver avuto esperienze drammatiche con il mare, hanno deciso di vederlo da un altro punto di vista, e quindi come un mare di speranza, per ritornare un giorno nelle loro case e famiglie”.

“Nel suo libro lei dice che le prigioni libiche sono come i campi di concentramento, lei cosa ne pensa a riguardo?”

“Penso che prima non si sapeva nulla di ciò che accadeva, ma attualmente, che anche attraverso i social media e i telegiornali veniamo a sapere delle situazioni, molto spesso non facciamo nulla, quindi dovremmo iniziare a rompere questo silenzio”.

“Può spiegarci il titolo del libro?”

“Lacrime di sale, è stato deciso da Pietro, perché il padre che si era ammalato, continuava ad andare in barca facendosi accompagnare da Pietro stesso, ma dato che faceva molta fatica fisica, gli uscivano delle lacrime, che rigavano le sue guance salate. Il titolo è rimasto anche nelle traduzioni nelle diverse lingue, ma in Inghilterra, purtroppo, il libro ha avuto un titolo diverso”.

“Perché l’Italia è diventata così, indifferente a queste situazioni?”

“Io credo che l’Italia non sia così indifferente o razzista, ma semplicemente una parte della popolazione sta reagendo in maniera scomposta, a causa di una cattiva propaganda che trasmettono messaggi molto brutti, ma non si parla di schieramento politico, bensì di fake news che circolano sui social. Se si fa un lavoro a partire da piccoli gesti, come per esempio scrivere sui social delle riflessioni così che tutti possano leggerle e possano poi diffondersi idee di tolleranza e di accoglienza, si potrà arrivare ad un clima di pace, ne sono certa”.

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FOTO di S. PICONE

“Lampedusa, è diventata il simbolo dell’accoglienza e della tolleranza, lei cosa ne pensa a riguardo?”

“Lampedusa è vista come luogo di speranza, per i sopravvissuti, il problema è che molte volte l’organizzazione dei centri di accoglienza non è molto precisa, perché accoglie persone di diverse culture, etnie e con religioni diverse nello stesso centro, in realtà si dovrebbero rispettare questi principi stabiliti”.

“Alcuni, al giorno d’oggi, pensano che prima vengono gli italiani e poi gli immigrati, e dire di essere pro alla tolleranza e all’accoglienza degli immigrati è quasi una vergogna, come possiamo arginare questa situazione?”

“Bisogna dire a queste persone che non è la propaganda che muove il mondo, bensì i piccoli gesti e le azioni. Dovremmo capire che sono gli immigrati che ci danno lavoro e che contribuiscono anche a pagare le tasse. Se rimandassimo indietro queste persone nei loro rispettivi paesi, noi Italia falliremmo nel giro di due minuti. Come molti italiani vanno all’estero a lavorare dove sono accolti e accettati, anche gli immigrati dovrebbero essere accettati nel nostro paese”.

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FOTO di S. PICONE

“Qual è l’informazione che Lidia Tilotta preferisce?”

“L’informazione che vorrei è quella che scopre determinate situazioni e fenomeni, quella vera ed efficace. L’informazione sbagliata possiamo vederla nell’esempio delle ragazze nigeriane che sono sfruttate e violentate, quasi schiavizzate, e devono per forza vendere il loro corpo, per paura di ricevere maledizioni dalle mammane nigeriane con il rito Voodoo. Bisogna avere neutralità quando si raccontano determinate cose, voglio un’informazione neutra, corretta e oggettiva”.

“Lei pensa che le traduzioni nelle diverse lingue del suo libro siano chiare e corrette e rendano il contenuto così profondo così come in italiano?”

“Si, tranne nelle lingue più complicate come il cinese o coreano, dove non ho avuto la possibilità di confrontare con il linguaggio utilizzato nel libro originale”.

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FOTO di C. ARANCIO

L’incontro con la giornalista termina alle 13:15, dopo il saluto e il ringraziamento della dirigente scolastica.

 

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