Violenza sulle donne, nel mondo islamico… e non solo

ICHRAK MTIR

25/11/2018

“Una ragazza che ha amici uomini”. Che cosa potrebbe esserci di più normale? Eppure un’adolescente turca, per essersi comportata così è stata sepolta viva dal padre e dal nonno. In Arizona un uomo è stato accusato di aver investito e ucciso la propria figlia a suo dire troppo “occidentalizzata“.

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L’ONU stima che ogni anno cinque mila donne in tutto il mondo vengono uccisi da membri della propria famiglia, nei cosiddetti omicidi d’onore. Quando le donne sono viste come portatrici dell’onore di famiglia, esse diventano vulnerabili alle aggressioni, le quali implicano spesso violenza fisica, mutilazioni e anche omicidi, di solito per mano di un congiunto e spesso con il tacito o esplicito assenso di altri comportamenti della famiglia.

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Le”aggressioni d’onore” sono preparate come rituale di “riparazione” e “purificazione” a seguito di una violazione delle norme imposte dalla famiglia, dalla comunità o dal credo religioso quando è coinvolta la condotta sessuale. Ma le cause scatenati potrebbero anche essere il desiderio per una donna di sposare o di vivere con una persona di una sua scelta, un divorzio o il reclamo di un’eredità. A volte chi si proclama “vendicatore” è pronto ad agire anche sulla base di puri pettegolezzi o sospetti inconsistenti.

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Le donne a volte, nel mondo dell’estremismo islamico, sono condannate a sentenze violente senza avere il beneficio di raccontare la loro versione dei fatti e senza alcuna possibilità di appello. Questa logica perversa e la violenza che essa scatena vengono applicate anche quando le donne sono state oggetto dell’attenzione indesiderata di un uomo o vittime di uno stupro come la violenza incestuosa. Di conseguenza esse sono vittime due volte, mentre l’atteggiamento degli aggressione viene perdonato, spesso gli autori delle violenze possono contare sulla piena o parziale assoluzione per via di leggi indulgenti o applicate in maniera non uniforme.

A volte gli aggressione possono anche finire per godere dall’amministrazione della loro comunità per aver affermato il comportamento “deviante” di una donna disobbediente e averne lavato la colpa nel sangue, esattamente come si fa e si crede in Turchia o nei paesi arabi orientali. È chiaro che le aggressioni d’onore violente sono crimini che violano il diritto alla vita, alla libertà dell’integrità del corpo , violano il divieto di tortura o di trattamenti crudeli inumani o degradanti, il divieto di schiavitù, il diritto alla privacy, il diniego delle leggi discriminantorie e di pratiche dannosi per la salute delle donne. È affatto semplicistico pensare che queste pratiche appartengano soltanto a culture retrograde che disdegnano di una condotta civilizzata.

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La realtà è che in tutti i paesi del mondo le donne subiscono violenze nella sfera familiare, nelle quali esse dovrebbero aspettarsi sicurezza anziché attacchi. Le aggressioni d’onore sono intrise della stessa attitudine e nascono dello stesso atteggiamento mentale che produce la violenza domestica. Tali aggressione derivano dal desiderio di controllare le donne e di soffocarne voce e aspirazioni.

Le donne sono intrappolate tra le mura domestiche dell’isolamento e dell’impotenza che la violenza costruisce attorno a loro. Ne deriva che molte aggressione perpetrate contro le donne nella sfera domestica rimangonono avvolte nel silenzio e nella vergogna piuttosto che essere denunciate per ciò che sono, vale a dire orribili abusi dei diritti umani. Sebbene la capacità delle donne di mantenersi da sole economicamente possa offrire vie di uscita delle costrizioni della società, dell’abuso domestico e della sottomissione, la violenza contro le donne è andata aumentando persino nei paesi dove le donne hanno raggiunto l’indipendenza economica ed uno status sociale alto. Ciò obbliga alcune donne imprenditrici di successo, così come rispettabili parlamentari, brillanti studiose e professioniste, a condurre una doppia vita.

In pubblico a volte sono considerate come modelli di riferimento tra i più alti ranghi della società; in privato sono invece umiliate ed aggredite. Di solito alla violenza domestica si risponde offrendo alle donne un riparo sicuro, togliendole così dal contesto in cui vivono. Al contrario, i responsabili sono raramente costretti ad andarsene o a fuggire dalle proprie case o dal proprio ambiente sociale per la vergogna e la paura. Tale approccio deve essere capovolto.

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Lo Stato ha una chiara responsabilità nella protezione delle donne, nel punire gli aggressori e nel addossare su di loro le conseguenze della loro ipocrisia e brutalità. Questo deve essere fatto, senza tenere conto dello status sociale dei colpevoli, della loro motivazione e della loro psicologia magari malata. Al tempo stesso uomini e donne, ragazzi e ragazze devono essere educati ai diritti umani delle donne e informati circa la responsabilità che tutti hanno di rispettare i diritti altrui. Ciò dovrebbe includere il riconoscimento del diritto delle donne di gestire il proprio corpo, la propria sessualità e la propria vita nonché la propria libertà.

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