Nel ventre del vulcano Etna

ICHRAK MTIR – GIACOMO GRIMALDI

04/11/2018

Nata 570.000 anni fa e ormai patrimonio dell’Unesco dal 2013, l’Etna o Mongibello sorge nella splendida Sicilia, poco distante dallo stretto di Messina. L’Etna è una meta ininterrotta per i turisti, il più grande vulcano attivo in Europa rappresenta un laboratorio naturale-scientifico terrestre sulle aree vulcaniche e la sua intensa attività è osservata e raccontata sin dai tempi classici. Se ne scrive infatti da circa 2.700 anni e questo rappresenta per l’Unesco “uno dei più documentati record mondiali nel campo dei vulcani“.

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È un vulcano misterioso, infatti non si può del tutto prevedere l’eruzione (che potrebbe accadere in questi giorni o il mese prossimo), anticipata da alcune scosse di assestamento (ultima in queste notti a Zafferana Etnea).

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Foto G. GRIMALDI

Giorno 30 ottobre del corrente anno, gli alunni delle classi 5°C e 5°E linguistico dell’Istituto Superiore B. Secusio, accompagnati dalla professoressa D. Bartolotta e dal professore G. Palazzo, si sono recati a Catania dove hanno avuto la possibilità di visitare la “grotta della neve” e i “monti Sartorius“.

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Foto di G. SCALZO

I visitatori sono partiti dalla città di Caltagirone alle ore 8:20 circa e sono giunti a Catania intorno alle ore 10:00.

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Foto di G. SCALZO

In presenza della guida turistica e divisi in due gruppi, gli alunni hanno visitato in un primo momento la più famosa grotta nascosta nel parco dell’Etna: “La grotta della neve“.

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Foto di G. SCALZO

Si tratta di una galleria di scorrimento lavico, nata dall’accumulo di un tipo di lava particolare che può arrivare fino ai 1000 gradi ed è generata da varie eruzioni.

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Foto di I. MTIR

La grotta veniva utilizzata in passato come ‘neviera‘, ovvero come luogo in cui conservare la neve anche nelle stagioni più calde, visto che la lava è uno scarso conduttore termico. Conservare la neve alla fine del 1800 e agli inizi del 1900 significava tanto per i nobili catanesi che potevano permettersi il lusso delle prime granite siciliane sotto il sole cocente estivo, quando ancora dovevano essere inventati frigoriferi, condizionatori e simili.

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All’interno si possono ammirare stalattiti e stalagmiti. Un altro particolare è il blister, una bolla di lava che si forma nella grotta ed esplode lasciando un solco nelle pareti della grotta.

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Foto di G. SCALZO

Inoltre è conosciuta come grotta dei ladroni perché circola una leggenda legata a dei briganti della zona che usavano nascondere la propria refurtiva in questa grotta. Proprio a loro vennero attribuiti i cinque pozzi presenti e visibili sia dall’interno e che dall’esterno. Si pensa che essi usassero depredare la zona per poi fuggire. Durante questa fuga, lanciavano la refurtiva nei pozzi in modo da avere le mani vuote, scappare velocemente e tornare a recuperarla successivamente. Si narra che facessero entrare anche i cavalli da uno dei due ingressi da cui sono entrati anche gli studenti per non lasciare traccia del loro passaggio nascondendosi tra la nebbia etnea -spiega la guida turistica naturalista e ambientalista, Fabrizio Zuccarello.

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Classe 5 CL

Dopo aver percorso la via Mareneve (così chiamata poiché a destra in alto si può ammirare l’Etna e la neve e a sinistra in basso il mare) alunni, professori e guida turistica sono giunti fino ai Monti Sartorius; dal nome dello scienziato che tra i primi cercò di catalogare le principali eruzioni dell’Etna. Si tratta di crateri monogenici a bottoniera, sette crateri allineati pieni di scorie prodotte dall’eruzione dell’Etna. Qui la neve è abbastanza tossica, per la presenza di cenere vulcani e di gas vulcanici come il plum. L’ingresso del sentiero si trova a poche centinaia di metri dal rifugio Citelli, a 1667 metri dal livello del mare.

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Foto di I. MTIR

A dare l’accoglienza nel boschetto, dopo aver attraversato la sbarra, è la flora che abita l’Etna. Si tratta di un bosco molto particolare, relitto dell’era glaciale.

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Foto di I. MTIR
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Foto di G. SCALZO

La vegetazione è molto ricca, qui possiamo trovare: l’astragalo (anche conosciuto come “spinosanto”), una pianta grassa spinosa tra le prime comparse sul Monte i cui pulvini endemici si formano oltre i mille metri in ambienti secchi, e la cui peculiarità sono le spine che si occupano dell’autodifesa e del mantenimento dell’umidità mattutina; e le betulle una specie caratteristica dell’Etna, che vive solo in questa zona del vulcano, particolari per il loro tronco bianco, tipiche della Russia, della Siberia o della Scandinavia.

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Foto di I. MTIR

Nascono dove ci sono i ghiacci, ma si trovano in Sicilia perché ventimila anni fa durante l’era glaciale c’erano dei ghiacciai perenni che permisero a questo albero, seme dopo seme, di percorre l’Europa e arrivare dal nord alla Sicilia. Non si sono estinte perché si sono adeguate al clima più caldo siciliano attuale. Sul loro tronco sembrano scolpiti degli occhi, che corrispondono ai rami che sono caduti -spiega Fabrizio Zuccarello.

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Foto di G. SCALZO

In lontananza si vedono i crateri Sartorius, meta principale dell’escursione. Qui, quando la pendenza si fa più aspra e la temperatura punge la pelle, la vivida testimonianza della capacità della natura di adattarsi anche alle condizioni climatiche più sfavorevoli trova la sua massima espressione. In un contesto unico, dal fascino irresistibile.

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Foto di G. SCALZO

Il percorso riveste eccezionale interesse sia dal punto di vista botanico che geologico. Lungo il sentiero si incontrano sabbia vulcanica, lapilli (fino ai 6,4 centimetri) e “bombe” vulcaniche di varie dimensioni e diversi tipi: a sterco di vacca o a crosta di pane. Tutti prodotti delle eruzioni sommitali.

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Classe V EL

Completata l’escursione sull’Etna, l’autobus parte per la città di Zafferana Etnea. Dopo la pausa pranzo in piazzetta che sorge in vista sul mare, è l’ora dell’ingresso al planetario di Zafferana.

A Zafferana Etnea sorge uno dei più grandi planetari in Italia, con cupola di ben 10 metri di diametro. La struttura semisferica permette a grandi e piccini di conoscere l’universo e tutto ciò che questo ospita. Un vero e proprio viaggio intergalattico tra stelle, pianeti, costellazioni e comete, guidati dalle coinvolgenti spiegazioni di esperti astrofili.

Grazie al modernissimo sistema tridimensionale full-dome e le comode poltrone, i misteri e le teorie sull’origine e l’evoluzione dell’universo diventano affascinanti e chiari a tutti.

A fine giornata l’autobus parte da Zafferana verso Caltagirone, i ragazzi stanchi ma motivati ritornano a casa con più esperienze che arricchiranno il loro bagaglio culturale. Ma ciò che più hanno appreso è che bisogna sempre tutelare ciò che ci circonda e avere cura della nostra madre natura.

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Foto di G. SCALZO

Così il viaggio, per cui i turisti pagano grande cifra di euro, è stato compiuto.

Pensa che grande rivoluzione planetaria ci sarebbe se milioni di ragazzi di tutte le parti del mondo con i loro zaini sulle spalle cominciassero ad andare in giro per la natura.” -Jack Kerouac

 

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