“I ragazzi intervistano Mimmo Seminerio”, grande successo al Secusio

 TROMBINO GLORIA –  ROCCARO MORENA

27/10/2018

Oggi, sabato 27 ottobre si è tenuta la manifestazione “I ragazzi intervistano Mimmo Seminerio“, una conferenza in onore dello scrittore calatino Domenico Seminerio, con la presenza del Dirigente scolastico Dott.ssa Sabrina Mancuso, delle classi terze e gli alunni che svolgono l’attività di alternanza scuola-lavoro o il corso di giornalismo con il prof. Paolo Buttiglieri, responsabili dell’organizzazione della conferenza.

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Foto di C. ARANCIO
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Foto di C. ARANCIO

Apre la Manifestazione il Dirigente scolastico Dott.ssa Sabrina Mancuso:” Abbiamo l’onore quest’oggi di avere qui presente un ex alunno del Secusio e per undici anni anche docente di lettere. Questo significa che da questo luogo si sono formate persone eccellenti nel campo delle scienze, della matematica e anche della letteratura come lo scrittore Domenico Seminerio. I suoi testi fanno discutere, suscitano dubbi e si servono del mistero, in cui viene usato in maniera consapevole il genere giallo, perché nella vita non ci sono realtà cristalline, ma verità che devono essere cercate e ricercate e quindi le opere di Seminerio fanno riflettere sul senso della vita. Ho il piacere di incontrarlo nel contesto della settimana “Libriamoci” in cui in tutte le scuole di Italia si celebra l’importanza del libro. Quando ci si innamora della lettura si dimentica anche il cellulare e altri dispositivi perché il libro sa come affascinare i giovani.”

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Foto di C. ARANCIO

Introduce il professore Paolo Buttiglieri:” È dovere di tutti conoscere il patrimonio intellettuale di questa scuola. Ricordiamo infatti che lo scrittore Seminerio è stato anche un alunno e un professore di questa scuola e quindi voglio sottolineare il fatto che questa scuola dà una buona formazione a ciascun individuo che ne fa parte. Io voglio passare la parola a chi ha voluto aderire a questa azione comune che promuove la sana lettura che ci permette di conoscere il mondo, ovvero Melissa Scollo”.

DSC_0164.jpgSuccessivamente Melissa Scollo:” Ricordiamo il professore Seminerio per le sue capacità comunicative e che ci faceva appassionare anche di argomenti molto complicati e anche noiosi. Questa settimana per me è molto importante perché dal 20 al 28 ottobre si promuove la lettura e anche la donazione di libri alla scuola. “Io leggo perché” infatti, è un’iniziativa attiva da quattro anni che spero possa continuare e che tutti possano apprezzare un po’ di più il valore del libro cartaceo”.

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Foto di C. ARANCIO

Segue una presentazione di un Power point, che illustra la vita e le opere dello scrittore calatino, presentato da due studenti.

A seguito, i ringraziamenti e le esperienze al Secusio dello scrittore e successivamente l’intervista che ci introdurrà in questi intrighi, alchimie, e contenuti delle sue opere.

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Foto di C. ARANCIO

“Cosa lo ha spinto a scrivere gialli?”

“È una domanda alla quale in realtà non so rispondere, è semplicemente la voglia di comunicare a qualcuno ciò che si vuole esprimere e di aprire un canale comunicativo con chi ci sta attorno. Ci sono delle storie che meritano di essere raccontate, ci sono storie emblematiche e che aprono scenari incomprensibili, infatti uno scrittore diceva riguardo la Sicilia, che essa ha un potere fantastico dove le cose apparentemente senza senso, se poi attiviamo la fantasia e se diamo la regola delle parole ecco che l’indistinto diventa comprensibile e razionale. La difficoltà per uno scrittore non è tanto inventarsi una storia ma trovare le parole per raccontarla, è come le barzellette, se vengono raccontate da una persona fa ridere oppure se viene raccontata da altre persone può anche fare piangere. Ci vuole pazienza, cultura, studio, applicazione e conoscenza piena della lingua che si acquisisce con il tempo. Il primo romanzo l’ho pubblicato all’età di sessant’anni, per questo motivo sono stato definito dalla Repubblica “scrittore tardivo”. Al giorno d’oggi lo scrittore deve puntare sui problemi e cercare di scavare all’interno per fare conoscere quanto più possibile. Nel mio primo romanzo, affronto un argomento di guerra, una guerra che nessuno conosce, un episodio che non compare nei libri di storia ma che coinvolge tutti i giovani siciliani, e che trasforma la Sicilia in una vera e propria colonia. Dobbiamo sanare quel dolore storico in cui i siciliani erano continuamente schierati contro lo Stato per via dell’ingiustizia ricevuta”.

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Foto di C. ARANCIO

“Il linguaggio della sua scrittura è universale?”

“Per scrivere un’opera bisogna avere un linguaggio specifico e che possa raccontare nel migliore dei modi, deve essere una lingua personale e che si adatti ai personaggi che si raccontano [..]”

“Anche i personaggi secondari hanno delle storie da raccontare?”

“Certo, anche i personaggi secondari devono essere caratterizzati e raccontati con le loro meravigliose storie [..]”.

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Foto di C. ARANCIO

“Cos’è la sicilitudine per Domenico Seminerio?”

“È la ricerca di quel quid inafferrabile di chi nasce in quest’isola. Noi siciliani, siamo abitanti di questa terra che diventò nel 1860 colonia. I piemontesi ebbero con noi gli stessi confronti che gli inglesi ebbero con gli indiani. Non si chiama sicilinitudine ma sicilianità, ovvero la nostra tendenza alla religiosità, ma che evidenzia solo la nostra incoerenza in quello che crediamo e in quello che facciamo nella vita quotidiana. Ricordiamo che tutti i mafiosi palermitani erano religiosissimi, e che avevano anche la bibbia sul comodino o andavano sempre a messa ma quello che poi facevano era totalmente diverso dal comportamento cristiano. Oppure la sicilianità si rifà a una diversa concezione di tempo, circolare non lineare, per cui abbiamo un sistema linguistico che se ci pensate bene ha una stranezza, ovvero che in dialetto non abbiamo il tempo futuro, questa mancanza nella coniugazione organica dei verbi ha la funzione di farci capire che la concezione di tempo che abbiamo noi siciliani è la nostra stessa concezione morale, che ci contraddistingue dagli altri”.

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Foto di C. ARANCIO

“Per chi sono stati scritti i suoi libri? Un pubblico alto o medio?”

“Quando uno scrittore si pone davanti al testo immagina il destinatario del libro, è chiaro che il linguaggio abbraccia una determinata categoria di persone. È ovvio che non bisogna esagerare e che quindi bisogna avere un equilibrio tra un linguaggio alto e un linguaggio più semplice e comprensibile, infatti ho ampliato l’uso linguistico utilizzando molti termini del dizionario. Al giorno d’oggi i giovani parlano meno di mille parole e quindi uno scrittore deve anche attenersi a ciò. Nel vangelo di Giovanni c’è scritto che in principio c’era la parola e che quindi ha una funzione e un ruolo molto importante. La letteratura insegna a cercare la realtà storica di tutto ciò che ci circonda, ci dà emozioni. Un libro buono e vero guarda e affronta i problemi della contemporaneità, quindi l’autore non può disimpegnarsi da questo ruolo”.

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Foto di C. ARANCIO

“In che rapporto si pone con le sue opere?”

“Devo coccolare le mie opere, portarle in giro, presentarle a tutti per farle conoscere. I rapporti con l’editoria invece è diverso perché gli editori intervengono pesantemente nel testo, e quindi gli editor cambiando e modificando, mettono da parte la creatività e l’originalità dello scrittore. Per fortuna non ho mai vissuto questa esperienza. Il libro per uno scrittore e per me è come un figlio”.

“Ci racconti della sua esperienza”

“Ho sempre scritto sin da quando ero piccolo, anche quando ero giovane e andavo all’università volevano farmi partecipare alla scrittura di un’enciclopedia. Era il 1968, quando abbiamo rivoluzionato ciò che era possibile, poiché dopo questo periodo niente è ritornato come prima. Questa generazione invece ha perso quei valori e lo spirito che invece era presente nel ’68. Al giorno d’oggi si è persa quella capacità di indignarsi poiché ormai non ci indigniamo più di niente. Io stimo in particolare Sciascia, Bufalino, Verga e Capuana, che considero i miei padri letterari. Anche perché mi trovo in un paese creativo come Caltagirone che io considero fortemente il terzo vertice del verismo, con un’espressione artistica diversa, ovvero la scultura in ceramica”.

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Foto di C. ARANCIO

“Quali sono i suoi tre libri preferiti?”

“Non riesco a decidere, non riesco a fermarmi a soli tre libri perché quasi tutti quelli che ho letto mi sono piaciuti e sono diventati i miei preferiti, ma se dovessi scegliere i miei autori preferiti non rinuncerei a Manzoni, Omero, Dante, Verga, Sciascia, Cervantes e Shakespeare”.

“Ha mai ricevuto rifiuti da parte di una casa editrice?”

“Si, molte volte. Ma quando mandai al Sellerio il mio primo romanzo anche se avevo già la mia bella età mi accettarono e riuscì a pubblicarlo”.

“Ha una concezione verista della realtà o totalmente originale, in particolare per quanto riguarda la donna?”

“Sulle donne siciliane hanno detto di tutto e di più. La Sicilia è una società matriarcale, in cui apparentemente la donna non comanda niente e deve essere sottomessa al marito ma in realtà non è così, perché ha sempre l’ultima parola su tutto. La donna siciliana è diventata un punto di riferimento con molte responsabilità. Faccio un complimento alle donne siciliane che riescono a nascondere e a non sottolineare questo ruolo e a fingersi sottomesse”.

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“Quali sono i suoi ricordi al Secusio?”

“Sono stati giorni belli e che ricordo con piacere, la domanda la farei ai miei alunni, se si sono trovati bene con me o meno, ma comunque abbiamo lavorato bene anche se i tempi erano difficili, perché io personalmente ho voluto dare cultura a tutti e diploma a pochi, a chi se lo meritava”.

“Perché utilizzò il discorso indiretto libero e il narratore onnisciente?”

“Ho eliminato il dialogo, perché volevo che solo un personaggio raccontasse tutta la storia, e infatti questo metodo si è rivelato molto efficace”.

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Foto di C. ARANCIO

“Cosa pensa della Sicilia?”

“Penso che la Sicilia sia una regione molto vasta, in cui città che si trovano a pochi chilometri hanno delle culture, tradizioni e dialetti totalmente diversi. Ogni città ha la sua identità, un’identità preziosa da apprezzare”.

“Cosa consiglia ai ragazzi che vogliono dedicarsi alla scrittura? Devono incominciare dai versi o dalla prosa?”

“Intanto la lingua deve essere personale, attraverso cui esprimere i significati. Più immediata è la poesia e quindi è più facile che i ragazzi scrivano poesie basandosi sui loro sentimenti, però essa deve avere una formulazione armonica. La prosa è il momento della riflessione, e lì ci vuole conoscenza del mondo guardandolo con occhi sempre aperti. Consiglio ai ragazzi la poesia ma non con un verso libero bensì con una struttura più complessa ispirata ai modelli antichi e classici”.

“C’è un’età minima o un’età massima in cui scrivere?”

“No, tutti possono scrivere. Io per esempio ho scritto all’età di sessant’anni”.

“Qual è il progetto a cui sta lavorando?”

“Sono sulle tracce di spiegare il significato della canzone “Vitti na crozza”, e anche sulle tracce di affermare che Shakespeare sia stato siciliano e non inglese”.

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Conclude il prof. Paolo Buttiglieri:” Questo incontro ci ha permesso di capire che dobbiamo arricchirci di cultura non solo in vista di un diploma ma per il semplice piacere di conoscenza. Ringrazio tutti i presenti, la Dirigente, lo scrittore Domenico Seminerio che ci ha impartito molte nozioni e i ragazzi del corso di giornalismo che hanno organizzato con tanta dedizione e professionalità questa conferenza”.

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Foto di C. ARANCIO
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Foto di C. ARANCIO

L’incontro termina alle 13:15 con un lunghissimo applauso allo scrittore Seminerio e con le foto di gruppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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