Modernità nel “diario autobiografico” di Agostino

ANDREA AZZOLINA

05/10/2018

Le Confessioni di S. Agostino, una delle opere di più sconcertante modernità che l’antichità ci abbia lasciato.

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Sant’Agostino è certamente considerato uno dei Padri fondatori del pensiero cristiano poichè, attraverso la sua opera e il suo pensiero, ha sistematizzato filosoficamente la dottrina cristiana.

Per queste ragioni sant’Agostino è infatti riconosciuto come il massimo esponente della Patristica, una corrente filosofica sviluppatasi a partire dal III secolo fino alla prima metà del V, finalizzata al definire in modo organico la dottrina cristiana, attraverso un lungo lavoro di esegesi.

L’opera più celebre di Sant’Agostino sono “Le Confessioni”, testo nel quale il filosofo, raccontando le tappe più significative della sua vita, espone e illustra dettagliatamente anche il suo pensiero filosofico.

Non è un caso che Sant’Agostino abbia scelto di “confessarsi” a Dio e davanti ai suoi lettori, dato che attraverso la sua opera, il filosofo vuole “ripiegarsi” dentro se stesso e mettere a nudo la sua anima, ripercorrendo il percorso condotto verso la sua conversione. Pertanto il filosofo immagina di interloquire con Dio, attraverso un lungo e composito dialogo.

“Le Confessioni”, scritte tra il 397 e il 398, si articolano in tredici libri, i primi nove ripercorrono gli eventi più significative della vita del filosofo, come l’adesione al Manicheismo, un credo incentrato sulla contrapposizione del Bene e del Male che, influiscono sull’esistenza e la condotta umana. Tuttavia il passo più toccante di questa prima parte dell’opera è il momento della conversione al Cristianesimo, avvenuta nella città di Milano, nella notte di Pasqua del 387.

Gli ultimi libri dell’opera trattano invece dei vari quesiti che il filosofo si pone riguardo la fede cristiana, ai quali cerca di dare risposta attraverso l’analisi delle Sacre Scritture, di cui a tratti riporta un commento.

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La prima questione affrontata da Sant’Agostino è quella inerente alla Felicità terrena, che può essere raggiunta esclusivamente dalla perfetta unione tra l’uomo e Dio. Il Padre Eterno, infatti, non è altro che puro spirito, pura essenza, colui che è privo di errore dal momento in cui è anche privo di male. L’uomo diventa un individuo libero solo e attraverso la Grazia divina che gli viene donata da Dio. Tuttavia spesso questi, proprio perchè libero, preferisce perseguire tutto ciò che lo rende schiavo, avvicinandosi al peccato e quindi distaccandosi dalla somma felicità e verità. Tutto ciò che è stato creato da Dio quindi è perfetto, nessuna cosa plasmata dal sommo è male, diventa male solo se rinuncia a lui. Se l’essere è il bene, il male sarà un non-essere. Sant’Agostino, analizzando il male a cui l’uomo va incontro, ne individua tre categorie: il male metafisico, che è caratteristica dell’uomo poichè non è puro spirito; il male fisico, causato dagli affanni del corpo; il male morale, derivato nell’uomo a partire dal peccato originale.

Successivamente Sant’Agostino dedica la sua riflessione al concetto di Creazione. Il filosofo, interrogandosi da cosa sia stato formato tutto il creato, afferma “Creatio est productio rei ex nihilo sui et subiecti”, quindi “la creazione è produzione della cosa da un precedente niente sia di se stesso che di ogni oggetto”. Per trovare una risposta a come sia stato formato il creato, Sant’Agostino dichiara “Et Verbum caro factum est”, spiegando che il mondo è stato creato a partire dalla parola di Dio.

Arrivando quindi alla conclusione che è Dio ad aver plasmato è il creato, è giusto adesso interrogarsi sulla funzione che il Puro Spirito svolgeva antecedentemente. Avendo dato avvio alla creazione, contemporaneamente il sommo ha anche creato il Tempo, che Sant’Agostino analizza dividendolo in Presente ( attenzione), Passato (ricordo) e Futuro (attesa). E’ questo ciò che il filosofo scrive a riguardo: “Se non passasse nulla, non esisterebbe un tempo passato; se nulla dovesse venire, non eisterebbe un tempo futuro; se non eistesse nulla, non esisterebbe un tempo presente.” Inoltre il filosofo spiega che il tempo, dal punto di vista fisico, in realtà non esiste, ma è l’uomo a dargli una dimensione all’interno della propria anima: il tempo quindi non è altro che una “distensio animae”.

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Un ulteriore tema molto caro a Sant’Agostino, è il rapporto che intercorre tra Fides et Ratio. Queste possono trovare un punto d’incontro attraverso due principi che l’uomo deve perseguire: “Credo ut intelligam” e “intelligo ut credam”. Inoltre il filosofo ritiene che la Fede tragga chiarezza dalla Ragione, ma anche quest’ultima riceva stimolo e impulso dalla Fede. Di conseguenza per Sant’Agostino Ragione e Fede, essendo strettamente congiunte, non possono essere altro che due caratteristiche indispensabili all’interno del rapporto tra l’uomo e Dio.

Dopo aver affrontato tutte queste tortuose questioni riguardanti la fede cristiana, Sant’Agostino deve assolutamente trattare il concetto di Trinità. Il filosofo, cercando di spiegare come questa sia composta, ricorre all’analogia dell’animo umano diviso in: memoria, intelligenza e volontà. In Dio avviene la stessa identica cosa poichè la triplice facoltà dell’anima, diventa per lui: Padre, Figlio e Spirito Santo. Quest’ultimo inoltre è componente essenziale per la Trinità, poichè senza di esso verrebbero a mancare gli altri due.

La Trinità è presente anche nell’uomo dato che questi esiste (esse: Padre), conosce (nosse: Figlio) e ama (velle: Spirito Santo).

In conclusione si può affermare che quanto emerge dal pensiero agostiniano nelle Confessioni sia sempre molto attuale e moderno, poiché qualsiasi credente anche oggi si pone numerosi interrogativi riguardanti la religione, e può trovare risposte e numerose soluzioni in quest’opera, che quindi può essere considerata un ponte che può collegare ogni lettore a Dio. Proprio questo è il contenuto dell’excipit dell’opera: “Chi fra gli uomini sarà capace di far capire queste cose a un altro uomo? Quale angelo a un angelo? Quale angelo a un uomo? A te, o Dio, bisogna chiedere di capire, in te cercare, alla tua porta bussare: così, solo così, si riceve, si trova, ci viene aperto”.

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