Paolo Giordano,”Divorare il cielo”. Intervista

GLORIA TROMBINO-MORENA ROCCARO

27/09/2018

Oggi, giovedì 27 settembre alle ore 18:00 alla libreria Dovilio si è svolto l’incontro con lo scrittore del libro “Divorare il cielo” Paolo Giordano.

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Laureato in fisica, con un dottorato, si appassiona successivamente alla letteratura scrivendo dieci anni fa un libro di fama mondiale “la solitudine dei numeri primi”. L’ultimo suo libro è appunto “divorare il cielo” e la trama narra di una ragazza di nome Teresa che ogni anno si reca in Puglia per trascorrere, lontano da Torino, le vacanze nella masseria della nonna. Una notte entrano di nascosto nella proprietà della nonna di Teresa tre ragazzi che si tuffano nudi in piscina: la ragazza li osserva e non li giudica, li osserva e prova per loro empatia generazionale, ormonale, quasi animale intesa come istinto di specie, di branco condiviso nella modalità di espressione del corpo come linguaggio, della nudità come essenza fine a se stessa, naturale.

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Al centro di quell’universo di energie prepotenti si pone Bern, una sorta di buco nero caratteriale in grado di assorbire le personalità di chiunque gli stia accanto, divoratore non di cosmi ma di personalità che rimette in gioco attraverso la sua visione a volte anarchica della vita, irrazionale, istintiva. Bern ama, vive al massimo, avrà un figlio con una ragazza che non sarà Teresa, propone le piccole avventure adolescenziali di questi ragazzi lontani dalla vita vissuta.
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Bern non conosce limiti e spinge chiunque a superare i propri sfidando i demoni della convenzionalità e delle regole sociali, un anarchico non ideologico, esistenziale che propone il suo stile di vita chiedendone condivisione, ma al centro c’è sempre lui.
Teresa e Bern avranno una storia, come se fosse una logica conseguenza della loro conoscenza in quella notte pugliese, un amore estivo ma di quelli che segnano, di quelli che porti dentro tutta la vita anche quando la vita ti chiama altrove, ti vuole altrove.
La mente però è sempre là, in quel momento, anche dopo anni trascorsi nella routine borghese e socialmente definita. Bern vive in una comune non lontano dalla masseria della nonna di Teresa e la ragazza cerca di capire quel mondo un po’ di più, ogni estate in cui si reca dalla nonna: dal suo universo borghese, Teresa si pone di fronte a quello filosofico dei ragazzi in cui religione e sodalizi su ideologie condivise, non sono altro che il fiuto istintivo nell’approcciarsi alla vita, il contrario di Teresa.
Bern e Teresa si ameranno una sola volta ma sarà l’Amore con la A maiuscola, quello che la ragazza si porterà sempre dentro e, chissà, forse anche lo stesso Bern anche se mai andrà oltre quell’unico ‘ti amo’.

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INTERVISTA

 

”Come mai ti sei appassionato alla letteratura dopo esserti laureato in fisica?”

” Mi rendo conto di quanto sia stato strano all’età di 18 anni scegliere cosa volevo fare da grande. Oggi mi guardo indietro e capisco che non sapevo quasi nulla di me stesso, di chi volevo essere, di chi sentivo di essere. Ho scelto le scienze ma non è attualmente il motore della mia vita. Sono sempre stato onnivoro, anche se ho avuto i miei momenti di debolezza ma mi sono sempre sentito un appassionato di libri. Per questo motivo ho deciso di diventare uno scrittore”.

“Come collegheresti il personaggio di Teresa con la generazione di oggi?”

” Teresa è una ragazza di Torino, quindi una ragazza del nord che quando viene a contatto con i suoi coetanei del sud si rende conto di sentirsi sempre più affine a loro. Questo è quello che succede la maggior parte delle volte nel periodo dell’adolescenza: sentirsi simile ai propri pari piuttosto che ai propri genitori”.

“Parlaci del ruolo dei protagonisti principali”

” Bisogna saper riconoscere il proprio sentimento che spesso non ti indirizza dove la tua mente vorrebbe, ed è difficile seguirlo, specialmente quando crescono i lacci nell’età adulta. La protagonista si prende cura della relazione con Bern e riesce continuamente ad essere di cura e per me ha un legame neanche troppo sottile, perché la sfera femminile è sempre quella che tiene salda una relazione e che c’è un’attenzione particolare per l’umano relazionale, proprio perché è una prerogativa femminile. Il centro oscuro del libro è proprio Bern, è come se lui si facesse carico per me, rappresenta un po’ il mio lato carismatico, con la capacità di cambiare e trascinare le persone dietro di sé, di avere questo ascendente e di influenzare moltissimo le idee degli altri.”

“Il tuo libro affronta anche il tema dell’educazione. Cosa pensi a riguardo?”

” Il tema dell’educazione è centrale ed è quello che mi sta più a cuore. Abbiamo un abisso nell’educazione in questa nazione al giorno d’oggi. C’è un vuoto pedagogico, istituzionale e una frustrazione che va dagli studenti agli insegnanti. Cesare cerca di fare del bene ai giovani, ma rappresenta l’arroganza che hanno alcune volte i genitori di oggi, di poter essere portatori di vera luce, quando invece nessuno è in grado di farlo. Quello che lui vuole trasmettere loro. È troppo per alcuni di loro, e la grandezza della sua anima non ha la stessa misura di ciò che possono apprendere i ragazzi”.

“L’ambiente pugliese ha avuto un’influenza particolare sui personaggi?”

“Nella scrittura mi aggrappo ai personaggi, e questa evoluzione verso l’ambientalismo radicale che i protagonisti abbracciano era un esito quasi inaspettato, anche se sapevo che Bern sarebbe cresciuto come un personaggio incline ad un radicalismo e ad un fanatismo, e dentro di lui vi è un verme che alla fine si trova dentro ognuno di noi. Ci sono delle inclinazioni anche forti in noi, e il modo in cui si esprimono anche più o meno pericoloso si manifesta nel contesto in cui si vive, e la Puglia che è un mix di bellezza ma di degrado, tutto questo determina l’evoluzione del personaggio. Se Bern fosse stato altrove avrebbe sposato una causa diversa. Per me questa è una descrizione di come questa generazione abbia espresso la propria conoscenza politica.”

“Spiegaci il concetto di scienze e fede e scienze e natura”.

“Il concetto di natura è diventato scivoloso e complicato, da una parte tutti di noi partecipiamo a questa fede pagana che segue ciò che è più naturale, questa scienza-tecnologia che domina le nostre vite, crea una situazione molto difficile e se uno si domanda cos’è il naturale, non abbiamo risposta perché ormai siamo nell’epoca dell’antropogene e cioè che tutto ha la traccia del lavoro e della mano dell’uomo. Questo tema viene affrontato quando i protagonisti si rendono conto che la natura non vuole offrirgli un figlio facilmente. Al giorno d’oggi con la tecnologia e la scienza, la gente sta ricercando di tornare alle origini aggrappandosi alla religione. Il libro quindi si muove in questo quadro complicato ma quotidiano”.

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Raccontare questo romanzo è più complicato del previsto: è un testo complesso e, allo stesso tempo, capace di tenere viva l’attenzione del lettore durante tutta la lettura. Giordano racconta l’amore, il dolore, la necessità ultima dell’uomo di trovare uno scopo alla sua esistenza. E lo fa con destrezza, prendendosi il suo tempo, in un clima felicemente visionario, che ha il ritmo del sogno.

Divorare il cielo è il romanzo della maturità di Giordano? Di certo è una storia ambiziosa, in cui semplicissimo è perdersi. Coraggioso e riuscito, un libro che anche quei detrattori dei numeri primi dovrebbero affrontare.

Infine, l’incontro e l’intervista con lo scrittore termina alle 19.30.

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