Le “donne” di Boccaccio

LIDIA RIBAUDO

26/06/2018

Fin dai primordi dell’umanità la figura femminile ha sofferto le decisioni di una società prettamente maschilista. Sono stati necessari secoli e secoli prima che la mentalità comune aprisse gli occhi, e nonostante ciò, nel XXI secolo, l’emancipazione femminile sembra, a volte, essere un’apparenza.   

Giovanni Boccaccio riconosce un valore particolare alla donna, a cui dedica, infatti, la sua opera più grandiosa: il Decameron.imm1.

Lo scrittore riserva alle donne un posto di primo piano, del tutto nuovo rispetto alle abitudini letterarie della sua epoca. Le donne in Boccaccio sono il cardine intorno a cui ruota la struttura e la narrazione della raccolta di novelle. La donna del Decameron non è più la donna-angelo: è la donna borghese, che unisce la naturalità del popolo alla nobiltà d’animo cortese, l’amore all’intelligenza e all’ingegno. Il modello più alto è Ghismunda: ella trasgredisce l’autorità del padre e del principe, contrapponendo al genitore un ideale di vita basato su valori nuovi, sulla libertà dei sensi e dell’intelletto.

Nel Decameron la donna acquista dignità come personaggio: non è più oggetto dipendente dall’uomo, ma diventa soggetto autonomo che può provare desiderio e non ha timore di esprimere i propri sentimenti. Questa rivalutazione della donna si riveste di singolare rilievo in quanto quello di Boccaccio è stato probabilmente il primo tentativo di assegnare importanza alle donne nella storia della letteratura. Boccaccio dedica l’opera proprio alle donne e numerose ne costellano le novelle, come protagoniste e come personaggi secondari. Le donne non sono solo lettrici e protagoniste del libro, ma anche autrici. Le donne novellatrici, infatti, sono sette: Pampinea, Filomena, Neifile, Fiammetta, Elissa, Lauretta, Emilia.

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Le novelle, nella loro eterogeneità, descrivono atteggiamenti femminili ricorrenti. Monika Antes, nel libro “ Boccaccio e le donne” ne individua quattro: la donna sottomessa, la donna impenitente, la donna intelligente, la donna eroica.

Impertinente figura femminile, capace di ottenere ciò che desidera e di rivelare una scaltrezza pari o maggiore dell’uomo, è la “ciciliana” nella novella Andreuccio da Perugia (II, 5), la bella e scaltra Madama Fiordaliso. Nella novella la donna usa l’astuzia e la bellezza per ingannare il povero Andreuccio allo scopo di derubarlo dei suoi cinquecento fiorini d’oro. La donna, infatti, si finge sua sorella e con mille lusinghe riesce ad ospitarlo a casa propria. Anche se è una donna dai liberi costumi, sullo sfondo c’è comunque una figura maschile che la controlla: un uomo robusto con la barba, descritto nella novella come un ruffiano della donna.                                                                                                                                                                                    Benedetto Croce osserva in proposito come l’intervento della Fortuna renda Andreuccio “un ingannato e un ingannatore, un derubato e un derubante, un mercante che va a comperare cavalli, e un ladro che invece s’arricchisce di gemme; e, col condurlo a un precipizio, gli salva la vita; col metterlo a rischio di morte imminente, gli ridà il danaro perduto”.

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Altra figura di donna che rovescia la sottomissione femminile a danno dell’uomo, è donna Brunetta nella novella di Chichibìo e la gru (VI, 4), una giovane di ceto medio-basso, intelligente, furba e insistente. Pur essendo un personaggio minore, questa donna ha un compito fondamentale per lo sviluppo della storia. Nel breve dialogo presente nella novella, Brunetta si rivela molto furba: la giovane capisce subito le intenzioni di Chichibìo e sfrutta le sue intuizioni per ottenere ciò che vuole, ovvero una coscia della gru che il cuoco veneziano stava cucinando per il padrone. Boccaccio dimostra il massimo realismo, poiché, con eloquenza , Brunetta mette l’ amante alle strette, affermando: “Se tu non la mi dai, tu non avrai mai da me cosa che ti piaccia”, eliminando così la visione della donna sottomessa e oggetto dell’uomo.

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Mentre le novelle precedenti erano condotte al livello del “comico” giocoso o realistico, posto in borghese e mercantile, la novella IV, 1 punta al tragico e al sublime, nella narrazione come nello stile, ed è collocata in un ambiente aristocratico. La vicenda poggia sul tema dell’amore contrastato. Il soggetto attivo della passione è la donna; è lei che ha l’ iniziativa, che sceglie l’ uomo, che prende tutti gli accorgimenti necessari per soddisfare i suoi desideri amorosi. Gismunda è la tipica eroina boccacciana. Le sue virtù sono l’intelligenza di progettare, le decisioni da seguire, coraggio e dominio della parola.

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La novella III,10, raccontata da Dioneo, è tra le più piccanti della raccolta. La giovane Alibech è una donna musulmana di Gafsa in Tunisia, che attratta dal Cristianesimo decide di recarsi nel deserto della Tebaide, luogo in Egitto sinonimo di monachesimo. Essendo la fanciulla vergine ed ingenua, non sospetta l’inganno quando Rustico si congiunge carnalmente con lei, indicando come diavolo e inferno rispettivamente gli organi sessuali maschili e femminili.

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E’ evidente e anche divertente come Boccaccio scardina le consuetudini legate al modo di pensare il femminile, delineando l’immagine della donna come vera, reale, non apparente e molto intelligente, capace di ingannare l’uomo per arrivare al suo scopo o al contrario, ingenua e allo stesso tempo passionale, che si lancia alla scoperta di sé e della sua sessualità.

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