Argentina a un bivio

MORENA ROCCARO

25/06/2018

Argentina, dopo mesi di lunga attesa, manifestazioni pro e contro l’aborto, la Camera dei Deputati ha approvato il progetto di legge che depenalizza l‘aborto e lo consente in forma “sicura, legale e gratuita” fino alla quattordicesima settimana di gestazione, per ogni donna che lo richieda, e dopo questo termine solo se la gravidanza è frutto di violenza sessuale, se la madre è in pericolo di vita o ci sono malformazioni del feto incompatibili con la vita.

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Foto di Ansa.it

Il sì è arrivato dopo una maratona di voto di oltre 23 ore, a tratti drammatica e con vari colpi di scena, con 129 sì, 125 no e un’astensione.

Adesso il testo passa al Senato.

Il primo tentativo di rendere più permissiva la legge sull’interruzione di gravidanza c’è stato nel 2005 e dopo di allora ne sono seguiti, senza successo, altri sei.

Una grande mobilitazione popolare ha accompagnato fin dall’inizio il dibattito parlamentare, con tanto di marce per la strada e occupazioni delle scuole. Il presidente Mauricio Macri, pur non essendo a favore, ha scelto di non esprimersi, annunciando fin dall’inizio che avrebbe accettato il risultato della decisione parlamentare, senza usare il diritto di veto che la legge gli riconosce. Egli ha posto l’accento, sul “dibattito storico, proprio di una democrazia”.

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Foto di Ansa.it

Il dibattito, è stato seguito da migliaia di manifestanti – da un lato l’Onda verde a favore dell’aborto come principio da cui partire per ottenere il diritto e il dovere alla scelta e per diminuire il tasso di mortalità di donne costrette alla pratica dell’aborto clandestino; con numerosi cartelloni, hashtag: #AbortoLegalYa,aborto legale adesso, maglie e capellini di color verde, fazzoletti verdi, simbolo della mobilitazione.

Dall’altro gli Azzurri, cittadini che,  sostenevano la penalizzazione dell’aborto nel paese a difesa del diritto alla vita del nascituro; chi eseguiva un aborto in strutture ospedaliere veniva immediatamente processato per omicidio, ad eccezione di stupro, di malattie materne o malattie legate al feto.

Adesso la palla passa al Senato, che dovrà aspettare una settimana prima di iniziare la discussione. I senatori possono bocciare il progetto di legge o modificare il testo e rimandarlo alla Camera, e il dibattito protrarsi per le lunghe.

La Conferenza episcopale argentina, che si è detta addolorata per il voto, spera invece che al Senato si possano elaborare progetti di leggealternativi”, nell’ambito di un dialogo “sereno e riflessivo”.

Quale che sarà il risultato finale? Si tratta di una pagina importante non solo per l’Argentina, ma anche per l’intero continente latinoamericano.

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