Volontariato, un esercito dalla parte dei più deboli

ALESSIA BALSAMO-GIACOMO GRIMALDI

15/06/2018

Non sempre lo Stato è in grado di soddisfare i bisogni della comunità. Per sopperire a queste mancanze, vengono promosse una serie di iniziative, tra cui la fondazione di associazioni che accolgono un numero elevato di volontari, molti dei quali giovani e anziani, che svolgono il loro operato in modo totalmente gratuito senza alcun riconoscimento.

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È un esercito in difesa dei più deboli (malati, poveri, adolescenti difficili, immigrati, senzatetto, carcerati, prostitute, donne in difficoltà, tossicodipendenti, alcolisti, …) ma anche una milizia pronta a intervenire in difesa dell’ambiente o in aiuto del territorio e del prossimo in caso di calamità.

Si tratta di un grande serbatoio di umanità e di energie che fa onore a tutti coloro che ne fanno parte. I volontari sono uomini e donne che, singolarmente o in gruppi, si impegnano ad aiutare il prossimo, disposti a collaborare tutti insieme per dare un grande contributo alla società; per esempio sono impegnati nella “Croce Rossa” aiutando e supportando i medici nel loro compito, negli ospedali assistendo i malati, nei centri di recupero “curando” i tossicodipendenti, nelle parrocchie o in apposite strutture svolgendo attività di dopo-scuola per bambini con difficoltà economiche o di apprendimento. Anche i più pigri possono trovare il modo per essere coinvolti in questa rete d’aiuto: essi possono ad esempio firmare il modulo dell’AIDO per l’espianto degli organi dopo la morte, oppure diventare donatori di sangue per l’AVIS.

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Dove ricercare le origini del volontariato?

Nelle ideologie settecentesche dell’Illuminismo, per esempio; quindi nei principi di uguaglianza, fraternità e libertà, negli ideali di solidarietà e filantropia. Ma sicuramente il volontariato ha le sue radici anche nella misericordia e negli insegnamenti della religione cristiana.

Perché, però, una persona dovrebbe dedicare parte del proprio tempo libero a un’attività che, chiaramente, non offre alcuna ricompensa? Cosa spinge molti a essere, nonostante tutto, così altruisti?

Di sicuro non è nessuna forza sovraumana, nessuna posizione magica; la risposta va cercata nell’animo di ognuno, nella propria sensibilità che, spesso, è solo dormiente, in attesa di essere risvegliata.

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Nel nostro piccolo, abbiamo una grande esperienza in attività “pro bono”. Gli ambiti che più ci vedono impegnati, anche perché a noi più congeniali, sono la tutela dell’ambiente e l’aiuto dei bambini del nostro quartiere, la cui educazione è spesso trascurata dalle famiglie, per varie ragioni, latitanti: da quattro anni siamo attivi nell’<< Azione Cattolica>>, facciamo catechismo a due classi di bambini che frequentano la seconda e terza elementare, siamo due dei responsabili dell’oratorio della nostra Parrocchia, che teniamo aperto quasi tutti i pomeriggi grazie all’aiuto di altri amici volontari; abbiamo partecipato alla prima iniziativa di “volontariato ecologico” del nostro Comune fino a scrivere articoli sul giornale della nostra Scuola per sensibilizzare sempre più i giovani sull’argomento. Spesso, anche l’ASL (un percorso di alternanza scuola-lavoro, della durata di 200 ore che, a decorrere dal 2016, gli alunni di tutti i Licei sono chiamati a svolgere nell’arco di tre anni) può avvicinare al mondo del volontariato. Un esempio è l’attività che la nostra classe svolge tre volte a settimana. Essa consiste nell’aiutare dei bambini con varie difficoltà a svolgere i compiti che la scuola assegna loro per casa. Inoltre, in futuro, ci piacerebbe partecipare a iniziative mirate all’integrazione delle persone di colore che abitano nella nostra città.

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Grazie alle nostre numerose esperienze abbiamo capito quanto sia gratificante vedere la felicità negli occhi di qualcuno che ha raggiunto il proprio obiettivo, obiettivo che noi stessi abbiamo contribuito a raggiungere. Pensiamo proprio che conquistare la gratitudine e, perché no, l’affetto delle persone che si aiutano sia il fulcro del volontariato. La bellezza dell’essere volontari, infatti, risiede in ciò che si “guadagna”: non banconote, ma “pepite di soddisfazione”, “masselli di sorrisi” e “lingotti d’amore”.

Riteniamo, infatti, che grazie a questa nobile attività sia possibile dimostrare che l’economia di un Paese può essere finalizzata non soltanto al profitto, alla soddisfazione di falsi desideri, all’induzione al consumo, ma può diventare un mezzo per aiutare gli uomini a soddisfare le loro necessità più autentiche.

I bisogni espressi dalla sofferenza umana sono talmente tanti che lo Stato fatica, da solo, a farvi fronte; ecco che il volontariato si inserisce in questo vuoto, esprimendo quella buona volontà e quella scelta del BENE, senza le quali ogni società è destinata al declino.

Offrire il proprio tempo e la propria disponibilità, in forma gratuita, in favore del prossimo è la più nobile qualità che un essere umano possa esprimere.

 

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