La sanità pubblica in Italia

ICHRAK MTIR 

15/06/2018

Di anno in anno, la sanità pubblica perde terreno rispetto alla più competitiva soluzione privata. Diventa difficile, a questo punto, capire quale sarà il destino del nostro welfare sanitario.

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I dati che ci fornisce il VII rapporto Censis in merito all’accessibilità del SSN, sistema sanitario nazionale, sono impietosi. Le lunghe attese per visite o prestazioni specialistiche scoraggiano la popolazione ad usufruire della sanità pubblica. Una contrazione naturale, visto il continuo taglio della spesa statale in fatto di salute. Quest’ultimo è stimato nel 1,1% in negativo su base annua, un dato che lascia poco spazio all’immaginazione e che spiega perfettamente il ricorso al privato per chi può permetterselo e la posticipazione o, addirittura, l’abbandono delle cure mediche per i ceti meno abbienti. I primi sono aumentati del 4,2 % dal 2013 e i secondi dell’11%.

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Sembra che l’art.32 della costituzione non sia mai stato scritto, cosa ne è stato della migliore sanità del vecchio mondo?

Sorvolando su sprechi e mala gestione, che comunque incidono per un 10% della spesa totale, la sanità risente enormemente, come il sistema pensionistico del resto, dell’invecchiamento della popolazione e di quell’idea tutta anglosassone e liberista di demandare fette sempre più consistenti di pubblico in mani private.

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Talvolta ci si ritrova nell’assurda situazione di pagare un ticket del SSN più alto di una fattura emessa da una struttura privata. Non può stupire, quindi, lo spostamento dell’utenza verso l’offerta dei privati. Uno spostamento obbligato, soprattutto al sud e nelle isole, per i cittadini e allo stesso tempo incoraggiato, almeno fin ora, da governi imbelli di fronte alle imposizioni e commistioni europee.

Sperando in un repentino cambio di marcia, non si può non pensare ai tagli verticali dei vari governi progressisti degli ultimi anni, che tra le varie cose, hanno sacrificato, anche il nostro benessere fisico sull’altare dell’austerità finanziaria.
È forse la scusa per abituarci ad abbandonare l’idea di stato sociale, l’ultimo baluardo pratico e culturale, all’individualismo classista d’oltre oceano?

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