Il rituale della Pasqua ebraica

GLORIA TROMBINO

28/05/2018

“Il primo mese, il quattordicesimo giorno del mese, sarà la Pasqua in onore del Signore.” NUMERI 28:16

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La Pasqua ebraica, chiamata “Pessach zeman charutenu”, è la festa centrale del ciclo liturgico dell’ebraismo, perchè segna la nascita del popolo ebraico. Cade sempre di primavera nel mese di Abib o Nissan.Il Seder di Pessach (“il servizio della Pasqua”) è un pasto commemorativo con diversi cibi che hanno un significato simbolico, quali:

-L’agnello (che rappresenta il Messia);

-Erbe amare (rappresentano la condizione di schiavitù);

-Uovo (rappresenta la ciclicità della vita);

-Sedano intinto nell’aceto (rappresenta la benedizione);

-Marmellata Haroset;

-Pane azzimo (sacrificio di Gesù);

-Calici di vino (liberazione dall’Egitto e dalla schiavitù);

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La Pasqua ebraica viene celebrata in otto giorni, ma prima gli ebrei devono pulire le loro case perché non deve esserci traccia di lievito (che indica la malvagità dell’uomo) e devono digiunare per commemorare la morte dei primogeniti egiziani. Ma pessach non è una pia commemorazione di eventi lontani ,è invece un’esperienza. La Pasqua invita ogni ebreo a partecipare oggi ad un evento fondamentale per lui, per il suo popolo e per tutta l’umanità anche se avvenuto tremila anni fa.

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Il Seder pasquale gira intorno a tre segni: l’agnello pasquale, la matzoh e il maror. Affinché Pessach sia un’esperienza significativa piena di efficacia e non un semplice ricordo basato unicamente sul racconto di eventi, essa richiede un’azione concreta: obbedienza ai precetti pasquali.

La matzoh è oggi il segno più importante e unisce l’esilio alla redenzione. Da un lato è il pane dell’umiliazione della povertà che in Egitto veniva mangiato dagli schiavi e dall’altro è segno di libertà, perché quando giunse l’ora della liberazione, gli ebrei non ebbero il tempo di far lievitare il pane. La caratteristica del pane azzimo, infatti, è proprio l’assenza di lievito.

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Infine in questi otto giorni di festa, si balla e si canta tutti insieme, perché è un momento di gioia e di comunione fraterna.

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