“Ragazzi fuori, ragazzi dentro” 7 km di distanza

 

V. CANNIZZO-A. DRAGO-A. GURRIERI-S. LIBERTO-F. LODATO-G. MUSSO, A. ROSELLA

10/05/2018

 

“Colui che apre la porta di una scuola, chiude una prigione.”

Victor Hugo

Due gruppi di studenti di tutte le età si sono incontrati per partecipare ad un Progetto dal titolo Da fuori a dentro e da dentro a fuori. Li separano solo sette chilometri: la distanza dal cancello del Liceo “B. Secusio” di Caltagirone al cancello della Casa Circondariale di Caltagirone, oltre a qualche metro in più dalle porte verde pastello del “Secusio” alle medesime porte verde pastello della Sezione carceraria del Liceo Artistico.

Foto 1 Porta verde pastello Secusio

Sette chilometri attraverso i quali dalla confusione della città si giunge alle campagne piene di prati verdi, alberi di mandorlo in fiore, margheritine, fiordalisi e papaveri sul ciglio della strada che greggi di pecore a tratti interrompono. Nell’anno scolastico 2017/2018 da Febbraio ad Aprile, i due gruppi di studenti, seguendo la metodologia del Role playing attraverso la sperimentazione di classi aperte, si sono dedicati alla stesura di un reportage, come se fossero la vera e propria Redazione di un’ideale rivista, ossia l’Espresso young, con inviati speciali, reporters, intervistati e un caporedattore, la Prof.ssa Simona Impresario.

Tutto ha avuto inizio il 2 Febbraio del 2018 dalle ore 12.15 alle ore 13.15, nel corso di un incontro zero tenutosi nell’Aula studio del Liceo “B. Secusio” di Caltagirone. Attorno ad un tavolo come una vera riunione di Redazione. Presentazioni. Otto alunni e la Prof.ssa Impresario. Raccomandazioni. Consigli. Calendario degli incontri. Informazioni. Presentazione del Progetto e delle sue finalità. Presentazione della metodologia del Role playing. Discussione sul prodotto finale da realizzare, ossia un reportage. Elenco dei compiti. Indicazioni e documentazione storico-giuridica. A partire da quel momento quegli studenti non erano più gli studenti della VB/L, non erano più gli studenti della VD/L, e non erano più gli studenti della VD. Erano i reporters della Redazione de l’Espresso young. Persone che si preparavano a vivere una nuova esperienza.

Il 19 Febbraio del 2018 alle ore11.30 le inviate speciali si ritrovano fuori dalle loro classi con la Prof.ssa Impresario che presenta loro il Prof. Adamo, ricevono le ultime raccomandazioni e scoprono che l’unico ragazzo che faceva parte del gruppo ha lasciato il Progetto. Dopodiché subito in automobile verso la Casa Circondariale, filmando il tragitto. Giunti lì il tempo è diventato impercepibile e lungo, perché pieno di attese e incertezze. Breve, perché le tre ore sono passate velocemente.

Gli Agenti della Polizia Penitenziaria sono stati gentili, cordiali nell’accoglienza e contenti di vedere ragazze e volti nuovi. Nonostante ciò, l’ambiente è sembrato teso, come d’altronde era prevedibile. Block house. Portineria. Cancelli. Ufficio Comando. Cancelli. Cancelli. E ancora cancelli. L’ambiente un po’ tetro. Le reporters senza esplicitarlo si chiedono cosa comporti vivere in questo luogo. Attraversando i cancelli che si susseguono osservano attraverso le sbarre delle porte i luoghi che ospitano la Biblioteca, il Teatro, l’Officina di manutenzione, il Laboratorio artistico e infine la Scuola. Quest’ultima è costituita da poche stanze con banchi e sedie fuori dall’usuale, poiché si tratta di tavoli da disegno. Le reporters incontrano i loro compagni di classe e di viaggio che per la loro età potrebbero essere i loro nonni, sono due fratelli, estremamente gentili, conoscitori della vita, affabili e simpatici.

Le redattrici incontrano anche i ragazzi delle altre classi, e una delle Educatrici dell’Area educativo-trattamentale, la Dr.ssa Cacciato. All’inizio c’è freddezza, ma alla fine hanno iniziato a parlare tranquillamente. I Professori parlano del loro ruolo, poi la Prof.ssa Impresario presenta loro il Piano di lavoro e ciascuna delle redattrici sceglie il proprio compito finalizzato all’obiettivo della Redazione di redigere un reportage. Dopodiché ritornano alla loro realtà. Il tempo passato per la prima volta nella Casa circondariale è stato un tempo insolito, l’aria che si respirava era pesante, anche se all’interno della Scuola il clima era più amichevole e leggero. Era una realtà molto lontana dalla loro, parte della società ma spesso celata.

La Redazione una volta fuori riflette sulla considerazione secondo la quale ci si dovrebbe ricordare che i detenuti sono sempre persone con sentimenti, che soffrono, che hanno voglia di cambiare, che hanno bisogno di aiuto, di essere rieducati, spronati e incoraggiati a trovare un nuovo inizio, una forte motivazione al cambiamento.

Il 13 Marzo del 2018 si ritrovano tutti all’ingresso del “Secusio” con un po’ di consapevolezza in più. Stavolta con il gruppo delle inviate vi è anche la Prof.ssa Pumo, Docente di Storia e Filosofia in VB L, la sua presenza dà serenità al gruppo, nonostante la sua inesperienza. Arrivate lì le reporters sanno cosa le aspetta e cosa fare, riconoscono i volti, come se fosse parte di una routine. In portineria la Prof.ssa Impresario informa la Redazione su un cambiamento: in classe con loro non ci sarebbero stati solo i due compagni della classe VD, ma l’intera scolaresca.

Lungo il tragitto per le classi una delle inviate si accorge che le porte taglia-fuoco sono le stesse della Sede centrale del “B.Secusio” e lo fa notare all’intera Redazione.

Foto 2 Porta verde pastello Sezione carceraria Liceo Artistico

Questo piccolo dettaglio fa sentire il gruppo in un ambiente più famigliare. Arrivate nei locali della Scuola, in pochi minuti la classe si riempie di uomini di tutte le età e di Professori. Si incontrano visi conosciuti e si scoprono, per la prima volta, visi nuovi. La Prof.ssa Impresario apre la riunione di Redazione, spiega il lavoro da fare con un breve riepilogo e introduce le regole di stesura di un reportage.

Foto 3 Riunione di redazione.JPG

Foto 4 Lavoro di redazione.JPG

In sottofondo vi è un grande fermento e uno spostamento continuo, da dentro a fuori e da fuori a dentro l’aula-redazione. Dai loro volti le redattrici percepiscono la voglia da parte dei nuovi venuti di conoscere, di esprimere le proprie idee, di confrontarsi con loro. In quell’occasione le redattrici incontrano anche l’Educatrice responsabile dell’Area educativo-trattamentale, la Dr.ssa Pepe. Piano piano prendono confidenza con gli altri studenti, il tempo passa in fretta e si ritrovano in automobile per il viaggio di ritorno, destinazione “B. Secusio”.

Il 22 Marzo del 2018 la Dr.ssa Pepe ha voluto rincontrare la Redazione, stavolta nell’Aula studio del “B. Secusio”, dove ad accoglierla vi erano la Dirigente scolastica Dr.ssa Mancuso e la Prof.ssa Impresario. L’incontro con la Redazione è stato entusiasmante, si è svolto in seduta circolare, e ha dato tanti impulsi. Un quadro normativo, un quadro socio-antropologico, e un racconto appassionato del lavoro che viene svolto nell’ambito dell’Area Educativo-trattamentale, dal quale sono emersi molti spunti di riflessione. Le è stato chiesto quale fase del percorso educativo sia più difficile e impegnativa. Dopo qualche secondo di riflessione ha spiegato che la difficoltà maggiore sta nel reinserimento del detenuto nella società, a pena scontata. Non sono mancate le emozioni grazie all’entusiasmo per il suo lavoro trasmesso dalla Dr.ssa Pepe, che ha delineato con grande sapienza aspetti e sfumature del difficile ma importante ruolo svolto dall’Area Educativa.

Il 28 Marzo del 2018 le redattrici si incontrano con la Prof.ssa Gandolfo, Docente di Lingua e Letteratura Italiana della VDL e aspettano che la Prof.ssa Impresario e il Prof. Adamo vengano a prenderle per condurle alla Casa Circondariale. Il caporedattore espone il piano di lavoro della giornata che, in questa occasione, prevede un’ora di lavoro e a seguire la visita presso la Sezione scolastica carceraria della Preside Dr.ssa Mancuso, in occasione della Pasqua.

Una volta giunte a destinazione si comincia subito sedendosi intorno al tavolo dell’ufficio della Dr.ssa Pepe che assiste alla riunione di Redazione durante la quale viene fatto il punto della situazione sullo stato dell’arte del lavoro di preparazione del reportage. Dopodiché la Redazione si dirige verso la Scuola, seguendo l’ormai solito tragitto. Di lì a poco arrivano gli alunni. Vengono scattate alcune fotografie, che rispettando le dovute regole, serviranno per illustrare alcuni aspetti di questo viaggio. Vengono raccolte informazioni e testimonianze, attraverso le quali è possibile avere una visione chiara e completa riguardo l’esperienza della detenzione.

I primi ad essere intervistati sono stati gli allievi del Liceo Artistico della Sezione carceraria, che dovendo scontare una pena trovano nell’ ambiente scolastico una forma di libertà. Uno di loro ha paragonato la scuola ad una seconda famiglia, in quanto il rapporto allievo-insegnante è basato anche sul dialogo, sul confronto e sul credere e lottare per una vita diversa.

Foto 5 La Scuola Carceraria.JPG

Una realtà opposta rappresenta la vita in cella. Nel volto dell’ allievo intervistato l’espressione ha cambiato colore. Una delle domande riguardava le principali privazioni imposte dal carcere. Dopo la mancata libertà, emergeva il rapporto a volte difficile con il contesto carcerario. Nei volti di alcuni di loro vi era tanta rabbia, ma anche senso di riscatto. La Redazione continua a lavorare così sino all’arrivo della Preside che chiede di quest’esperienza sia alle redattrici, sia agli alunni della sezione carceraria. Uno di loro chiede di leggere una lettera alla Preside, ringraziandola da parte di tutti, facendola commuovere e colpendo nel segno anche l’intera Redazione quando legge queste parole: “La Pasqua per me è oggi, questo momento passato tutti insieme

.

Foto 6  Festeggiamenti in occasione della Pasqua.JPG

La Redazione sarebbe tornata a casa e la Domenica avrebbe festeggiato la Pasqua con i propri cari, cosa che loro non avrebbero potuto fare… Il resto del tempo è passato scherzando, parlando, mangiando cioccolata e colomba pasquale. Rientrando a casa la sensazione era quella di contentezza per il tempo speso a rendere felici delle persone.

Il 12 Aprile del 2018 ormai seguiamo la solita routine. Ore 11.30. Viaggio. Saluti. Controlli. Cancelli. Scuola. Il Prof. Adamo ha preparato una piccola sorpresa con le barrette di cioccolata rimaste e qualche bevanda. Dopo qualche momento trascorso in compagnia di tutti gli alunni, le redattrici si dedicano al lavoro di Redazione insieme ai redattori della VD. Quest’ultimi raccontano dell’esperienza fatta con il Prof. Adamo durante l’uscita fuori per andare al Liceo Artistico. I due alunni del quinto anno della Sezione carceraria, infatti, nel corso di tre giornate hanno partecipato insieme alla VB A alle lezioni del Prof. Delfino e del Prof. Nicastro sulla tecnica decorativa per serigrafia. I due fratelli raccontano di avere percepito un’aria e un’atmosfera positive e grazie al coordinamento del Prof. Adamo e alla professionalità di quei Docenti hanno avuto modo di apprendere nuove competenze. In carcere si sentono come uccelli in gabbia. Uscire per quelle ore e fare l’esperienza delle classi aperte è stato entusiasmante. Assistere in maniera attiva e partecipata con gli alunni di un’altra classe quinta a quelle lezioni ha rappresentato un’esperienza nuova e indimenticabile.

Foto 7 Da dentro a fuori.jpg

L’intervista prosegue e uno dei due con non poca emozione racconta della sua adolescenza passata lavorando. E successivamente insieme parlano diffusamente dell’esperienza scolastica che stanno vivendo da adulti mostrando anche i bozzetti e i disegni delle loro tesine per gli Esami di Stato e l’intera Redazione rimane colpita dalla bellezza, dall’originalità e dalla capacita di collegare la tradizione siciliana all’arte decorativa. Quando la Redazione ha finito di raccogliere le testimonianze degli alunni di VD si dirige presso l’ufficio dell’allora responsabile dell’Area della Sicurezza Dr. Guardì.

Il Commissario accoglie la Redazione nel suo studio per un’intervista. Dalle sue parole emerge che lui, più di tutti, sente su di sé la responsabilità di ogni detenuto e dimostra tanta umanità, citando art. 5 della legge 15 Dicembre 1990, n. 395 che sottolinea il suo ruolo e quello di tutto il Corpo di Polizia Penitenziaria che è anche quello di custodire e prendersi cura di ogni persona reclusa lì dentro. Rieducare ogni uomo per garantirgli una vita migliore. La Redazione ha posto al Commissario un’unica domanda in merito al rapporto esistente tra l’Area della Sicurezza e l’Area Educativa, e all’evoluzione che questo rapporto ha avuto nel corso del tempo. Tanto, infatti, è cambiato da quando la prigione, detta anche carcere o istituto di pena, nacque col sorgere della civile convivenza umana. Essa era un luogo dove venivano reclusi degli individui privi di libertà personale in quanto riconosciuti colpevoli di reati per i quali era prevista una pena detentiva. Inizialmente le prigioni svolsero la funzione di allontanare dalla vita attiva quei soggetti che avessero nuociuto o che potevano nuocere alla società. Le prigioni vere e proprie entrarono in uso dopo la nascita della città. Nel Medioevo non è possibile associare la sanzione penale alla privazione della libertà per un determinato periodo di tempo. Con il passare del tempo, in epoca pre-illuministica, si assiste all’evoluzione del concetto di pena basata da un principio di intimidazione e di vendetta e su di un’autorità penale rigida, a un’idea correlata allo sviluppo economico e ai suoi modi di produzione. Ed è per questo motivo che per venire incontro alle esigenze della produzione tessile, i ladri e le prostitute, invece di essere portati nelle carceri comuni, vennero raccolti e obbligati a riformarsi attraverso il lavoro e ad una dura disciplina. Nasce così la prima house of correction o workhouse.

Dalla seconda metà del XVIII con l’avvento delle macchine si passa dal sistema manifatturiero al vero e proprio sistema di fabbrica. Di conseguenza si ridusse il fabbisogno di forza-lavoro. Sul fronte carcerario vengono introdotte nuovamente le pene corporali e il lavoro produttivo, non essendo più necessario, viene sostituito con occupazioni meramente afflittive. In campo giuridico-normativo si afferma l’equivalenza tra delitto e pena. Con il crollo di Wall Street nel 1929 il carcere come impresa produttiva scompare. Nel XVIII secolo, in Lombardia, le speculazioni di Cesare Beccaria ne Dei delitti e delle pene segnarono un primo tentativo di passare da un’interpretazione filosofica a una giuridica di reato e pena. Beccaria in particolare nega alla pena una valenza di risposta morale al delitto, legando la sua giustificazione d’essere al danno inferto ai singoli e, attraverso loro, alla collettività. La pena è retributiva e deterrente, ognuno subirà una pena che lo colpirà nei suoi diritti nella misura in cui il reato ha colpito i diritti altrui. Con la realizzazione dell’Unità d’Italia, la situazione italiana rimase sempre la stessa. Nel 1889 venne emanato il Codice Penale Zanardelli, entrato in vigore nel 1890. Nel 1891 venne approvato un nuovo regolamento generale degli stabilimenti carcerari, il quale aboliva la pena di morte, ma manteneva molto dure le pene relative ai reati contro le proprietà. Sempre in questo periodo vi furono alcuni intellettuali come Lombroso che affondarono le proprie radici filosofiche nel Positivismo metodologico, dando inizio all’esperienza della Scuola positiva che, in contrapposizione all’esperienza del razionalismo illuminista, afferma la supremazia dell’indagine sperimentale sui giudizi di colpevolezza etica e sul libero arbitrio.

La Scuola positiva considera il reato come un fatto umano casualmente determinato. Il principio della pericolosità sociale diventa la misura della pena. Durante gli anni del Fascismo viene avviata la Terza scuola, con la quale viene operata l’integrazione tra l’idea dell’autodeterminazione e quella del condizionamento delle azioni umane da parte di fattori extra-volontari. Nasce il sistema del doppio binario fondato sul dualismo tra responsabilità individuale a cui corrisponde la pena retributiva e pericolosità sociale a cui fa seguito la misura di sicurezza. Con l’instaurarsi del regime fascista tutto viene puntato sul concetto di responsabilità individuale, precludendo ogni prospettiva ai timidi accenni di giustizia sociale. Nel 1930 venne approvato il Codice Rocco, e nel 1931 venne approvato il Regolamento Carcerario, il quale suddivideva le carceri in tre gruppi: carceri di custodia preventiva, per l’esecuzione di pena ordinaria e per l’esecuzione di pena speciale. Il regime disciplinare si articolava in tre momenti: il lavoro, l’istruzione e la religione. Tra il 1930 e il 1950 ebbe inizio l’era del trattamento penitenziario. L’art. 27 della Costituzione italiana del 1948 afferma che: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.” L’ONU nel 1955, anche per sostenere e incoraggiare nel modo migliore questi sviluppi, e per offrire un quadro di riferimento ai progressi futuri, ha riformulato le regole minime per il trattamento dei detenuti. Nel 1960 in Italia venne presentata la legge Gonella sull’ordinamento penitenziario che da un lato adeguava il sistema penitenziario ai principi stabiliti dalle Regole minime dell’ONU, dall’altro introduceva il criterio dell’individualizzazione del trattamento rieducativo basato sull’osservazione della personalità.

La riforma del 1975 e la legge Gozzini del 1986, sanciscono la fine del carattere monocentrico del carcere attraverso l’accentuazione del trattamento differenziato. Questo processo di differenziazione viene formalizzato e legittimato dalla decarcerazione e da misure alternative grazie alle quali viene creato un altro circuito carcerario con modalità di sicurezza attenuate, accanto e in osmosi al circuito custodiale classico.

Oggi la responsabilità fondamentale che hanno gli Agenti di Polizia Penitenziaria non è solo quella legata alla sfera della sicurezza. Nel tempo questo settore ha acquisito molte competenze che in passato non aveva. Alla custodia si aggiungono la gestione, il coordinamento e soprattutto la prevenzione. Prevenire non è semplice. Gli Agenti, infatti, giorno dopo giorno vigilano, osservano le dinamiche, il comportamento, il modo di relazionarsi di ogni singolo detenuto, per poi formulare un piano trattamentale e rieducativo in sinergia con l’Area Educativa. Proprio questo spiegava il Commissario.

Tutti coloro che lavorano all’interno di un Istituto penitenziario, dal Commissario agli Insegnanti, dagli Educatori agli Agenti di Polizia Penitenziaria, svolgono una funzione educativa coordinata dal Direttore della Casa Circondariale. Il Commissario comunica con grande forza che attraverso una dedizione indefessa si può essere utili al singolo come persona e all’intera Società se si riesce a infondere anche un solo seme di cambiamento. Finita l’intervista, molto soddisfatta la Redazione ritorna fuori con un po’ di malinconia pensando che quest’esperienza sta volgendo a termine.

Il 27 Aprile del 2018 la Redazione si riunisce per l’ultima volta. Le redattrici si incontrano con la Prof.ssa Torrisi, Docente di Lingua e Letteratura Spagnola della VBL e aspettano che la Prof.ssa Impresario le venga a prendere per condurle alla Casa Circondariale. Ore 11.30. Viaggio. Saluti. Controlli. Cancelli. Scuola. Seguiamo la solita routine, ma si percepisce nell’aria una certa tensione. Le inviate sono consapevoli che quello sarà il loro ultimo ingresso da fuori a dentro. Si, sono tese e sanno di avere poco tempo e che le loro antenne dovranno captare e registrare ogni messaggio, ogni significante, ogni emozione, ogni sfumatura, sino al più impercettibile gesto. Hanno ancora tanta voglia di conoscere quel mondo, ma sanno che questo è l’ultimo ingresso per loro. La giornata si apre con l’incontro con il Direttore della Casa Circondariale Dr. Russo e con il nuovo Responsabile dell’Area della sicurezza Dr. Salemi, nell’ufficio del Commissario. Le parole del Direttore sono incisive e ricche di contenuto nello spirito dell’art. 27 della Costituzione italiana, quelle del Commissario fanno esplicito riferimento al bellissimo motto della Polizia Penitenziaria “Despondere spem munus nostrum” (Garantire la speranza è il nostro compito), e nella loro forza espressiva richiamano i medesimi contenuti trasmessi in precedenza dal Dr. Guardì.

La Redazione, carica di spunti di riflessione si avvia ora verso i locali della Scuola per l’ultima riunione di Redazione aperta a tutti gli alunni. La Prof.ssa Impresario, nei panni di caporedattore, apre i lavori ripercorrendo tutte le fasi del lavoro fatto e facendo un bilancio su questo esperimento didattico, lodando i partecipanti per l’ottimo risultato ottenuto e sottolineando l’importanza di fare tesoro dagli errori commessi, trattandosi di un esperimento. Successivamente da la parola a tutti i presenti affinché ciascuno possa esprimere il suo bilancio su questa esperienza. In particolare chiede ad ognuno, Studenti, Studentesse, all’Agente di Polizia Penitenziaria addetto alla Scuola, e ai Docenti una parola/concetto chiave che la riassuma. Emergono: profondità, emozioni, gratitudine, suggerimenti, saggezza, l’essersi sentiti parte di un tutto, l’avere avuto un’occasione, l’avere compreso il valore della Scuola, il valore della Cultura, il valore della dialettica, dell’incontro e del confronto delle idee, il valore della diversità, il valore della libertà, e ancora tante tante emozioni.

Il tempo è finito e la tensione iniziale si è sciolta tramutandosi in emozioni e nuova consapevolezza. È stata un’esperienza davvero unica che ci ha fatto aprire gli occhi su una realtà molto diversa dalla nostra e ci ha permesso di comprendere sia il valore di una cosa grande come la libertà, sia il valore delle piccole cose, e di non dare mai nulla per scontato. Quando ci proposero questo Progetto non avremmo mai pensato di vivere un’esperienza così emozionante, forte e interessante. Essere a contatto con persone che hanno sbagliato, ma ne stanno pagando le conseguenze a discapito della loro libertà, ci ha fatto capire che ogni nostra azione ha una ripercussione sul nostro futuro, sia in positivo che in negativo. Molto spesso la società ci porta a giudicare male le persone detenute in un carcere, mostrandoci soltanto l’aspetto punitivo, ma in realtà tutti dovrebbero comprendere che dietro quella sentenza, dietro quelle sbarre e quei cancelli c’è un’intelligenza mai apprezzata e mai sfruttata, c’è un piccolo artista dalla creatività immensa, c’è un piccolo scrittore che si ritrova nella scrittura, c’è un lettore incallito, c’è un grande lavoratore, c’è la voglia di scommettere su se stessi e c’è la volontà di mostrare il meglio che si ha dentro, c’è il bisogno di aiuto, c’è un cuore che soffre la lontananza dai propri cari e la mancanza della libertà, c’è una persona che ha bisogno che qualcuno veda il buono che ha dentro e che creda nelle sue capacità. E c’è un personale statale fatto da uomini e donne che con grande professionalità e grande dedizione lavora ogni giorno affinché tutto ciò possa realizzarsi nel rispetto del dettato dell’art. 27 della Costituzione italiana.

Siamo grate di avere avuto questa opportunità e per concludere questo reportage dal carcere vogliamo fare nostre le parole con le quali Roberto Saviano conclude un articolo apparso su la Repubblica di giorno 14 Aprile 2018:

”(…) E un favore ho da chiederlo anche a voi che leggete: visitate un carcere qualsiasi, cogliete ogni occasione possibile di contatto con il mondo della detenzione, fatelo per voi stessi, fatelo per i vostri figli, fatelo perché per deliberare (ma anche più banalmente per scrivere un post) è fondamentale conoscere”.

Grazie a tutti Coloro che hanno permesso la realizzazione di questo Progetto e a tutti Coloro che abbiamo incontrato.

In particolare grazie agli Allievi della Sezione Carceraria del Liceo Artistico.

 

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