Crisi dell’uomo e impegno sociale

SELMA SAKLI

27/04/2018

Siamo abituati ad associare il termine “crisi” ad un qualcosa di globale, ad un qualcosa che riguarda la società in generale. Sentiamo spesso parlare di crisi sociale, economica o politica ma in pochi si concentrano su come i numerosi problemi sociali influenzino l’individuo nella sua singolarità. Ma la crisi dell’uomo non è una conseguenza della crisi sociale, soltanto poche volte lo è. Molti sono i fattori che portano l’uomo al cambiamento e quindi alla crisi.

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Ogni uomo si trova immerso in una realtà completamente sua che non potrà mai coincidere con la realtà di un’altra persona e proprio per questo fatichiamo a capirci, non possiamo conoscere l’altro, possiamo soltanto interpretarlo a modo nostro convincendoci che quella persona sia come la dipingiamo noi. Siamo abituati a considerarci come un’entità intera e appena iniziamo a percepire la nascita in noi di alcuni pensieri opposti e contrastanti, iniziamo a preoccuparci o pensiamo che sia il segnale di un cambiamento della nostra personalità. Nessuno di noi è un’entità intera, sbagliamo a racchiudere la nostra essenza nelle parole, cercando perennemente di catalogarci o di trovare una definizione che ci calzi a pennello.

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Spesso la crisi dell’uomo è direttamente connessa alla società. L’uomo, individuo già in crisi con se stesso, si trova immerso in una società che non è come vorrebbe e che non tiene conto dell’individuo in quanto ente ma tiene conto della collettività, non curandosi dei bisogni del singolo. L’uomo sembra ormai rassegnato di fronte allo scenario di un mondo che non va come dovrebbe. Dalle vicende passate possiamo affermare che i grandi cambiamenti sono avvenuti a seguito di una ribellione da parte del popolo, perché quest’ultimo sapeva e sa che il potere fondamentalmente era ed è nelle sue mani. In questo caso potremmo parlare anche di un disimpegno morale da parte di tutti noi, poiché spesso preferiamo chiudere un occhio piuttosto che farci sentire.

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