Guerra in Siria: perché?

ICHRAK MTIR

18/04/2018

Robert Kennedy, nipote dell’ex presidente degli Stati Uniti John. F. Kennedy, spiega in un articolo per la rivista “Politico” le cause della guerra in Siria.

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La radice del conflitto armato in Siria nasce in gran parte dal rifiuto del presidente siriano, Bashar Assad, di consentire il passaggio di un gasdotto dal Qatar verso l’Europa. «La decisione americana di organizzare una campagna contro Assad – afferma Kennedy – non è iniziata a seguito delle proteste pacifiche della primavera araba del 2011, ma nel 2009, quando il Qatar ha offerto di costruire un gasdotto per circa dieci miliardi di euro che avrebbe dovuto attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia».
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Questo progetto avrebbe fatto sì che i paesi del Golfo guadagnassero un vantaggio decisivo sui mercati mondiali oltre a questo avrebbe rafforzato il Qatar, un Paese strettamente alleato di Washington.
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Il presidente siriano Assad nel 2009 rifiutò il progetto dicendo che avrebbe interferito con gli interessi del suo alleato russo, il più grande fornitore di gas naturale verso l’Europa.
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Ecco un buon motivo per riflettere su qualcuna delle motivazioni dell’intervento di Mosca in Siria e sull’incontro recente di Ankara tra Erdogan e Putin per la ripresa del gasdotto Turkish Stream. Bisogna stare ben attenti quando si parla di progetti di collaborazione bilaterali in campo energetico in Medio Oriente: se fai un favore a qualcuno stai pur certo di urtare qualcun altro.
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Un anno più tardi, nel 2010, Assad iniziò a trattare con l’Iran, suo alleato storico, per la costruzione di un altro gasdotto destinato a trasportare il gas iraniano verso il Libano passando dall’Iraq: la repubblica islamica, se questo progetto fosse mai stato attuato, sarebbe diventato uno dei più grandi fornitori di gas verso l’Europa. Secondo Kennedy, che cita report dell’intelligence cui ha avuto accesso, subito dopo la bocciatura del progetto iniziale, i servizi americani, assieme al Qatar e all’Arabia Saudita, iniziarono a finanziare l’opposizione siriana e a preparare una rivolta per rovesciare il regime.

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Nel giugno 2011 gli Emirati, a nome dei Paesi del Golfo, offrono ad Assad aiuti equivalenti a tre volte il bilancio statale annuale di Damasco (allora 50 miliardi di dollari, quindi in totale 150 miliardi) per rompere l’alleanza politica, militare ed economica con Teheran. In cambio, oltre ai soldi, gli arabi del Golfo promettevano che sarebbe finita la rivolta cominciata a Daraa in marzo e che si era propagata a Damasco e Hama.

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Il rifiuto di Assad è seguito da un segnale americano inequivocabile. Il 6 luglio 2011 l’ambasciatore Usa a Damasco Ford si reca da Hama e viene filmato mentre saluta calorosamente i ribelli anti-Assad.

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Mai si era visto un ambasciatore americano fare un gesto simile in un Paese ostile e soprattutto del Medio Oriente: i ribelli di Hama erano diventati la sua vera scorta. Il giorno dopo arriva in città anche l’ambasciatore francese.

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È cosi che la legittima protesta popolare contro un regime autocratico e brutale si è trasformata in una guerra per procura con la partecipazione attiva della Turchia, il beneplacito dell’allora segretario di Stato Usa Hillary Clinton e i finanziamenti dei sauditi e del Qatar.

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Questo deliterio e orrore in versa la Siria ormai da parecchi anni sta proseguendo sempre più fortemente.
Questa guerra insignificante, improduttiva e dolorosa avrà mai fine?

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