Il problema della “Natura”

DENISE DI GREGORIO

15/04/2018

La “Filosofia della Natura” studia la natura dal punto di vista scientifico e metafisico. Il termine “scienza” si affermerà più tardi con Galileo, Cartesio e Newton. “La Natura è un ordine oggettivo, ogni fenomeno naturale è determinato secondo un rapporto necessario di causalità” affermò Galileo.

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Cusano, una delle personalità di spicco nel Quattrocento, approfondisce il tema della natura ricollegandolo alle relazioni esistenti tra Dio, il suo creato e i suoi elementi.

Ne Le Congetture, infatti, si fa un utilizzo abbondante della matematica, dal momento che “il numero è l’esemplare simbolico delle cose […] un principio naturale” de Conjecturis, I, 3) e “l’essenza del numero è il primo esemplare della mente” (ibidem).

Egli riassume le relazioni tra Dio, il suo creato e i suoi elementi tramite tre gradi:

1) COMPLICATIO -> Dio contiene in sè tutte le cose, quindi complica (include) tutto. Dio è la complicazione di tutte le cose (processo ascendente);

2) EXPLICATIO -> tutte le cose sono contenute in Dio, perciò l’universo è l’esplicazione di Dio;

3) CONTRACTIO -> manifestazione di Dio, ciascun essere riassume Dio e l’universo.

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Foto di P. Buttiglieri

Telesio si può benissimo considerare un filosofo della natura nel Rinascimento. Nel 1565 pubblicò i primi 2 libri dell’opera “la natura secondo i propri principi”. Telesio considera la natura come un mondo autonomo che dunque si regge su i propri principi ed esclude la metafisica.

L’uomo è esso stesso natura e per conoscere quest’ultima deve affidarsi ai sensi che gliela rivelano.

Quindi la sensibilità non è altro che l’autorivelazione della natura. Telesio spiega la natura attraverso il caldo e il freddo: il caldo dilata le cose e le rende adatte al movimento in quanto leggere; il freddo condensa le cose e le rende pesanti. Dunque, la loro combinazione ha la capacità di dilatare o restringere.

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Foto di P. Buttiglieri

Giordano Bruno affermò l’infinità della vita, e di conseguenza infiniti individui vivono in noi e in natura. Il mutare, dunque, è solo un mutamento e rimane eterno. Questo suo pensiero si riflette nella sua opera “Eroici Furori”, in cui la contemplazione si trasforma in furore d’amore.

L’opera narra di Atteone, che simboleggia l’intelletto, intento a cacciare. Egli vide Diana, che simboleggia la Natura, dalla quale poi venne trasformato in un cervo e sbranato dai suoi mastini e veltri.

Dunque, l’intelletto (Atteone), viene convertito in ciò che cercava (selvaggina). Perché? Perché la verità va cercata in noi stessi e quando lo scopriamo, diventiamo brama di noi stessi.

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Le cose, invece, secondo Campanella, comunicano tra di loro immediatamente (Es.: stella che comunica con i suoi raggi). Campanella distingue 3 generazioni: quella divina, naturale e demoniaca. Interessandoci alla generazione che concerne la natura, lui asserisce che è un’arte pratica che produce effetti insoliti ma meravigliosi, dei quali si ignora la causa e il modo di provocarli.

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