“Non siate bulli, siate belle persone”

SALVATORE ANDREA GUARINO

09/04/2018

“Cari professori miei, io vorrei che in giro ci fossero meno bulli del (…) e più gay”. Ognuno affronta il problema del bullismo come meglio ritiene, e così ha deciso di fare il cantante Michele Salvemini, in arte Caparezza, nella sua canzone “la mia parte intollerante”. “Intollerante” perché è solo questo il bullo; intollerante verso chi non è come lui o non la pensa come lui o si mette contro di lui. Tutto ruota intorno a lui, per il bullo. Come fosse la Terra in una ormai obsoleta teoria geocentrica.

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In genere, si pensa che sapere cosa sia il bullismo sia la chiave per comprendere come fermare questa ondata di insensata violenza. Un po’ come pensare di sapere suonare la tromba solo perché si sa che fa parte della famiglia degli ottoni.
Per comprendere il bullismo, “bisogna viverlo sulla propria pelle”, frase che in questo caso significa vivere un’adolescenza -o nel peggiore dei casi, una vita- tormentata da una o più persone.
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Alcuni sostengono, infatti, che dopo il diploma non ci sarebbe alcun rischio di essere tormentati dai bulli. Queste persone non sanno cosa sia il mobbing. Per quelli che non lo sanno, il bullismo sta alla scuola come il mobbing sta al lavoro.
Si potrebbe scrivere un libro al riguardo, e qualcuno lo ha anche fatto, basta cercare su Internet. Ma un articolo di giornale non può essere un libro; può dire quasi tutto quello che potrebbe dire un libro, ma deve essere rivolto ad un pubblico decisamente più vasto e non dilungarsi troppo.
A prescindere dal pensiero di molti studiosi di questo fenomeno, un buon, seppur duro, modo di affrontare la questione è raccontare le esperienze reali di persone vittime del bullismo.

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Enrico racconta: “Quella in cui ho rischiato di più è stata quella volta in cui dei ragazzi più grandi mi presero e mi iniziarono a picchiare, per poi provare a buttarmi giù da un ponte per divertimento… o sadismo… o che (…) ne so! Io sono riuscito a impedirglielo, ma loro, per farmi molto male hanno iniziato a sbattermi la testa su una parete di roccia, facendomi quasi del tutto svenire. Venni salvato da una vecchietta che gli urlò contro”.
Il caso di Enrico è solo un granello di sabbia nel deserto della cattiveria umana.
È sempre Enrico a lanciare un appello al mondo: “Fate qualcosa. È una questione che mi sta a cuore, perché è quella che mi ha fregato di più; non tanto il fatto che i bulli esistano, ma quanto il fatto che nessuno abbia combattuto contro di loro”.
È bastato questo a far capire che il vero pericolo non sono i bulli, ma l’indifferenza dell’uomo. Anzi, più che l’indifferenza il vero problema è la sottovalutazione del problema stesso.

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Questa è una preghiera per voi che state leggendo. Guardatevi intorno, ascoltate attentamente, perché qualcuno sta piangendo. Siate più empatici, aiutatevi a vicenda e combattete insieme per debellare la malattia del bullismo, perché un giorno potrebbe toccare a voi, o ai vostri cari, e allora rimpiangerete il giorno in cui non vi siete fermati a parlare con quella persona in lacrime. Rimpiangerete anche solo di non aver chiamato aiuto quando qualcuno stava per essere picchiato, o anche solo preso in giro. Il bullismo è un reato e non denunciarlo equivale ad essere complici. Non siate bulli, siate belle persone che aiutano altre persone.

VIDEO SUL BULLISMO

REALIZZATO DAGLI STUDENTI DEL LICEO ARTISTICO B. SECUSIO

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