“Signur’ o Munt’” a S. Michele di Ganzaria

GABRIELLA RIBELLE-VINCENZO  RIZZO

31/03//2018

Le tradizioni sono da sempre memorie custodite e tramandate da generazioni volte a differenziare una città da un’altra per renderla unica. Esse caratterizzano anche e soprattutto i paesini più piccoli come San Michele Di Ganzaria, il quale fa parte della provincia di Catania.

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Foto di C. Arancio

Questo paese ha origini greco-albanesi, infatti molti antichi usi di queste popolazioni persistono ancora oggi. Le tradizioni più antiche e salienti di questa piccola comunità sono quelle relative alla Settimana Santa, durante la quale si svolgono grandi manifestazioni religiose accompagnate anche dall’uso di antichi oggetti, tra cui la “troccola”, costruita in legno con lamelle girevoli e rumorose che viene suonata per le vie del paese in assenza del solito suono delle campane,le quali vengono legate in segno di rispetto e lutto per la morte di Cristo.

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Foto di C. Arancio

Ma l’aspetto più suggestivo di San Michele sono le lamentazioni, ovvero suoni e cantilene tipicamente greco-orientali intonate durante la Quaresima. Il lamento è in lingua latina e dialetto locale ed è cantata da un tenore, una voce acuta dedita al falsetto e quattro o più voci d’accompagnamento.

I principali momenti in cui si può beneficiare di tanta bellezza è la Domenica delle palme a seguito di una processione, il Giovedì Santo dove il coro dei lamentatori canta sintetizzando in versi la passione di Gesù mentre vengono aperti i Sepolcri dopo la tradizionale Messa della lavanda dei piedi e infine il Venerdì Santo quando, durante la processione del Cristo morto, il lamento viene cantato da fedeli dilettanti dietro l’urna, ed ascoltato con fede e passione dal suo popolo.

 

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Foto di C. Arancio
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Foto di C. Arancio
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Foto di C. Arancio

Un’altra tradizione del Venerdì Santo è quella di addobbare la “vara” del Signore morto con ortaggi e fave, quest’ usanza ricorda l’antichissimo rito greco-orientale della cena dei morti. L’uso degli ortaggi sta a simboleggiare che dentro la vara vi è il vero ed unico principio generatore della vita, l’anima del mondo.

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Foto di C. Arancio
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Foto di C. Arancio
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Foto di C. Arancio
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Foto di C. Arancio

Questa processione chiamata nel dialetto locale “Signur’ o Munt’” ha inizio dalla chiesa del Calvario dalla quale si prestano ad uscire la vara del Cristo morto seguito dalla statua dell’Addolorata, della Maddalena e di San Giovanni, i quali vengono portati a spalle dai numerosi fedeli che non si stancano nemmeno dopo ben sette ore di processione. Questa, oltre ad essere accompagnata dai canti dei lamentatori, è anche seguita dalle marce funebri che vengono suonate dalla banda musicale del paese.

Successivamente, la notte di Pasqua viene celebrata la tipica Veglia Pasquale che a sua volta precede la tradizionale Giunta che prevede l’incontro tra il Cristo Risorto, San Giovanni, la Maddalena, e la Madonna alla quale viene tolto il mantello nero per sostituirlo con il solito manto celeste.

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