Bonaventura Secusio a 400 anni dalla morte

ALESSANDRO MUSSO-CHIARA TASCA

21/03/2018

Bonaventura Ottavio Secusio nacque in una famiglia nobile di Caltagirone nel 1558, dopo aver iniziato gli studi presso il collegio dei gesuiti, intraprese la carriera clericale. Venne sin da subito notato dall’arcivescovo di Palermo Cesare Marullo e venne designato segretario del generale dell’ordine dei minori osservanti ottenendo le attenzioni di Papa Clemente VIII. Il 5 giugno 1593 a Valladolid fu proclamato ministro generale del suo ordine per 6 anni e con un decreto pontificio la sua carica fu prolungata per altri sei anni.
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Ma non si occupò solo di questo, per le sue evidenti doti diplomatiche fu scelto da Papa Clemente per convince Filippo II a concedere alla Francia di Enrico IV presupposti per la pace ragionevoli e soddisfacenti per entrambi i fronti. In soli due mesi riuscì nel suo intento e il 2 maggio 1598 fu stipulata la pace di Vervins tra i due regni. Il suo impegno gli giovò il titolo di Patriarca di Costantinopoli. Nel 1599 fu nuovamente richiesto dal Papato per placare la contesa del ducato di Saluzzo tra i Savoia e Enrico IV in qualità di Nunzio straordinario, anche questo impegno fu evaso lietamente con la stipula del trattato di Lione il 17  gennaio del 1601. Il 30 aprile 1601 su proposta di Filippo III venne nominato vescovo di Patti, il nuovo ruolo lo motivò ancor più: espanse a dodici i canonici della cattedrale, ma il consiglio di Italia nel 1605 lo indicó come nuovo arcivescovo di Messina.
image1Nonostante ciò 4 anni dopo chiese il trasferimento al vescovado di Catania dove poté esternare le sue doti politiche. Riorganizzò la struttura clericale nella città etnea, dedicò molte cure alla cattedrale e costruì un altro convento destinato al suo ordine.

Morí il 29 marzo del 1618 all’età di 60 anni.
La figura diplomatica è divenuta molto importante a partire dall’età moderna in concomitanza al consolidamento delle grandi monarchie nazionali. Gli ambasciatori, uomini eruditi e capaci di padroneggiare l’arte dell’eristica divennero inviolabili e intoccabili, costituendo un tassello importantissimo di ogni corte. Non a caso i diplomatici siciliani erano molto richiesti per via della loro innata qualità nel progettare compromessi, dovuta probabilmente alle molteplici dominazioni straniere.

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