“Educazione al femminile” tra misoginia e rispetto

PAOLO BUTTIGLIERI

08/03/2018

Aristotele – ipse dixit – cercò di fondare scientificamente la condizione dell’inferiorità della donna dal punto di vista genetico, con conseguenze negative sul piano intellettuale e morale. Negando l’istruzione alla donna, ritenuta incapace di applicazione intellettuale, traccia la scia su cui si muoverà tutta una linea di pensiero essenzialmente misogina che condizionerà a lungo la riflessione sulla donna specie nel periodo Classico e nell’età Medievale.

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Foto di Paolo Buttiglieri

L’Umanesimo, collocando al centro del cosmo l’uomo… si ricorderà della donna, delineando una “educazione al femminile”. La donna, non più vista esclusivamente dedita ai doveri familiari, bensì inserita nella vita di corte, la donna nobile o aristocratica non deve trascurare la conoscenza della storia, la poesia, le Sacre Scritture – acquisizione precedente alla Riforma protestante del secolo seguente -, i moralisti antichi, gli oratori. Leonardo Bruni nel De studiis et litteris (1422-29) delinea in questa maniera l’educazione della donna.

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Foto di Miriam Arcolino

Il Cortegiano (1513-24), capolavoro di Baldassarre Castiglione, tradotto e letto in tutte le corti d’Europa, tratteggia magistralmente la formazione della “donna del palazzo” mostrandone il tratto colto, raffinato, e armonico rivalutandola sotto ogni aspetto. Le virtù a valenza pubblica, accanto a quelle domestiche, la bellezza e la grazia, la gentilezza e l’affabilità dei modi, la piacevole e interessante conversazione, la vivacità d’ingegno, la cultura, la discrezione, lo spirito acuto e brillante, il tutto composto in armoniosa unità.

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Foto di Anita Randazzo

Erasmo da Rotterdam, nei Colloquia familiaria (1533), trattando dei genitori e della loro responsabilità educativa, dedica particolare attenzione all’educazione femminile: una donna istruita può guidare con maggiore competenza la crescita dei figli.

Juan Luis Vives nel saggio De istitutione foeminae christianae (1523) tratta in maniera differenziata – cosa del tutto originale – dell’educazione delle ragazze future spose e madri, delle donne sposate e delle vedove. La donna non privata dell’istruzione e di una buona cultura, attenuerà la distanza culturale che separa la donna dall’uomo.

Prima, durante e dopo il Concilio di Trento, sorgono nuove Congregazioni religiose che nello spirito della riforma della Chiesa rivolgono il loro impegno educativo a favore delle ragazze dei ceti popolari. Sant’Angela Merici a Brescia fonda la Congregazione delle Orsoline dedita all’educazione e al sostegno delle ragazze mediante un rapporto improntato sulla fiducia e l’amicizia. La presenza delle suore nel mondo e non in convento permette di percepire meglio gli adattamenti necessari ai tempi e ai luoghi in cui esse operano.

Francois de Salignac de la Mothe Fénelon, precettore del duca di Borgogna alla corte di Luigi XIV afferma: “non vi è cosa più trascurata dell’educazione delle fanciulle”. Nel libretto L’educazione delle fanciulle (1687) sottolinea l’importanza dell’educazione della donna base per le nuove generazioni e fondamento morale ed economico della famiglia. E’ meglio educare le fanciulle in famiglia – afferma il Fénelon- in un tempo in cui è consuetudine educarle nei conventi. A Port-Royal la monaca Jacqueline Pascal, sorella di Blaise, scrive il Regolamento per le fanciulle di Port-Royal (1657), prospettando un’educazione religiosa e morale che mira alla padronanza di sé, alla sincerità e alla libertà.

Un’educazione privata e domestica – propone il Filangieri – per evitare di distogliere la donna dagli impegni familiari, “all’interna amministrazione” della famiglia. Di tutt’altro parere è il Marchese di Condorcet; nel suo Rapporto sull’istruzione pubblica (1772) vuole che la scuola sia aperta a ragazzi e ragazze e che i programmi siano sostanzialmente uguali per entrambi, la diversità di sesso non richiede una istruzione speciale. L’istruzione, inoltre, deve avvenire nelle stesse aule.

UnknownNonostante tali premesse, l’Illuminismo non riuscirà a portare significative innovazioni in tal senso, anzi! Nel V libro dell’Emilio è ampiamente sviluppata l’educazione della donna senza apportare novità significative a quelli che erano i pregiudizi misogini del tempo. La donna vista esclusivamente in funzione dell’uomo e quindi sposa e madre dedita all’educazione dei figli e alla conduzione della casa. “La formazione intellettuale – afferma Jean-Jacques Rousseau – deve rimanere entro certi limiti, dato che la donna non è capace di un solido ragionamento”.

La ginevrina Albertine Necker de Saussure, nella sua opera L’educazione progressiva o Studio del corso della vita, nel terzo volume intitolato Studio della vita delle donne (1838) sostiene che la donna va considerata per se stessa e non in quanto sposa, madre, educatrice. L’opera riscuote grande successo al punto che G. Capponi ebbe a dire: “un libro che ogni uomo si glorierebbe d’aver scritto, ma che solo una donna poteva scrivere”.

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Foto di Paolo Buttiglieri

Nell’Ottocento la presenza di donne e bambini che lavorano nelle fabbriche pone una serie di problemi fino allora sconosciuti e la cui soluzione viene studiata da nuove istituzioni. Nel 1872, dopo aver fondato la Società di San Francesco di Sales (i Salesiani), a favore dei ragazzi più poveri, Don Bosco fonda l’Istituto religioso delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Salesiane di Don Bosco) per l’educazione delle ragazze povere.

Il risorgimento di un popolo – afferma Aristide Gabelli -, incomincia dall’educazione della donna. Dalla sua dipende infatti quella delle generazioni nuove”. Da questo si deduce quale ruolo abbia la donna come educatrice delle nuove generazioni e come non sia marginale il problema della sua educazione.

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Foto di Rossella Albergamo

La donna “risvegliatrice e quasi creatrice di spiriti umani”, insignita di pari dignità, è quanto nell’opera L’ideale educativo e la scuola nazionale (1913) sostiene Giuseppe Lombardo Radice.

Un’istituzione scolastica “luogo di vita reale”, dove la presenza di ragazzi e ragazze e la coeducazione sono conseguenziali a tali presupposti metodologici; ecco quanto J. Haden Badley predispone per la sua “scuola nuova”.

Originali risultano le considerazioni fatte da Jacques Maritain nel discorso inaugurale all’Hunter College di New York nel 1941 dal titolo L’educazione della donna. Il filosofo introduce il concetto di differenza e reciprocità, oggi tanto caro alla coscienza femminile.

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Nella società odierna in ambito di uguaglianza, intesa come pari opportunità, vi rientra pienamente la problematica dell’educazione femminile. E’ d’obbligo evitare ogni elemento discriminante circa le scelte scolastiche e professionali, senza dimenticare – fattore non indifferente – le diversità di approccio ai saperi assai diverso tra uomo e donna; presa coscienza di ciò – lungi da schemi prefissati e atavici pregiudizi culturali – sarà possibile impartire una corretta educazione al femminile.

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