L’Uno in tutto…

SHIRLEY   PERNICIARO

15/01/2018

Il Neoplatonismo è una particolare interpretazione del pensiero di Platone data in età ellenistica. Esso riassume in sé diversi elementi della filosofia greca e diventò la principale scuola filosofica antica a partire dal II secolo.

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Foto di http://www.camminanelsole.com

Il Neoplatonismo nacque in un particolare momento storico, in cui l’uomo avvertiva intensamente la caducità della realtà sensibile; era l’epoca del tardo ellenismo, un periodo di grandi difficoltà e sconvolgimenti ma culturalmente molto fecondo per la varietà di correnti filosofiche e religiose da cui fu caratterizzato.

Il Neoplatonismo viene fatto iniziare con le attività di Plotino che visse nella prima metà del III secolo.

Il punto saliente della dottrina delle varie correnti neoplatoniche e soprattutto del pensiero di Plotino è che l’intero cosmo deriva la sua esistenza da un principio primo ineffabile, totalmente trascendente e buono, chiamato dallo stesso filosofo “Uno

Bisogna ricordare che la filosofia di Platone subì molte interpretazioni, infatti durante l’età dell’Umanesimo e del Rinascimento abbiamo una massiccia reviviscenza del Platonismo.

Il maggior esponente del Neoplatonismo Rinascimentale è Niccolò Cusano (1401-1464).

Secondo Cusano è presente un rapporto che lega Dio con l’intero universo perché Dio viene definito da lui stesso in tre modi:

Complicatio: Dio contiene in sé tutte le cose quindi si può dire che complica tutte le cose;

Esplicatio: Tutte le cose sono in Dio e sono Dio in Dio;

Contratio: Manifestazione di Dio in tutte le cose.

Ciascun essere è contrazione dell’universo che a sua volta è contrazione di Dio.

Si può dedurre che Dio è l’essere supremo, l’Uno plotiniano, da cui tutto deriva e si crea.

Inoltre, secondo Cusano, nell’uomo esiste un desiderio di sapere che comporta ad ampliare di più la sua conoscenza anche se non potrà mai condurre alla pienezza della verità.

Nella sua opera principale, la “Dotta Ignoranza”, Cusano paragona la ricerca delle cose finite che risulta essere possibile con la ricerca delle cose infinite che resta, invece, ignoto perché non possiede alcuna proporzione. Per questa ragione introdusse la “ricerca per approssimazione” incentrata sulla concezione secondo la quale nell’infinito ha luogo una coincidenza degli opposti.

Cusano mostra questo suo concetto facendo l’esempio di Dio: in Dio che è massimo in senso assoluto, gli opposti “massimo” e “minimo” sono la stessa cosa perché entrambi sono due superlativi.

Durante il Rinascimento ci furono altri filosofi ben lontani dal pensiero platonico ma che all’interno del loro pensiero presentavano degli aspetti simili, né esempio Bernardino Telesio (1509-1588).

Telesio basa il suo studio della fisica sul senso, prendendo in considerazione le dottrine dell’Ilozoismo e del Pampsichismo Presocratico, secondo le quali tutto è vivo.

Il suo processo conoscitivo era molto simile a quello di Sant’Agostino basato sulla sensazione; ciò che differenzia i due filosofi sono i criteri secondo cui loro giudicavano.

I criteri di Bernardino erano tre: due principi agenti ovvero caldo e freddo che avevano rispettivamente un’azione dilatante e un’azione di condensazione e una massa corporea che sotto l’azione dei due principi assume differenti disposizioni; invece i criteri di Sant’Agostino derivavano direttamente dalla Verità, cogliibile solo tramite un intelletto puro, costituita dalle Idee che erano pensiero di Dio.

Per Telesio esiste un Dio creatore al di sopra della natura ma non ne fa ricorso durante l’indagine fisica. Il Dio di Telesio è il Dio biblico che infonde la mens superaddita ovvero un’anima intellettiva immortale che unita al corpo e soprattutto allo spirito fa si che l’uomo conosca e tenda alle cose divine. Allo stesso modo la conoscenza per Sant’Agostino si spiega con lo spirito perché l’uomo è un’anima che si serve di un corpo.

Un altro filosofo che presenta delle caratteristiche simile a Sant’Agostino fu Tommaso Campanella (1568-1639).

Per Campanella le cose parlano e comunicano fra loro immediatamente perché esiste una generazione spontanea presente in tutti gli esseri viventi e perfino negli esseri superiori perché tutto è presente in tutto; per Sant’Agostino una realtà può derivare da un’altra in tre modi diversi: fabbricazione, dal nulla assoluto o per generazione ovvero deriva dalla sostanza stessa così come per Campanella.

Un altro punto importante di Campanella fu la sua opera principale, “La città del Sole” che presenta molte caratteristiche simili all’opera più importante di Platone “La Repubblica”.

Infine durante il Rinascimento abbiamo un ultimo importante filosofo che si rifece alle caratteristiche plotiniane: Giordano Bruno (1548-1572).

Nel suo pensiero di carattere magico-ermetico, Bruno ammette l’esistenza di una Causa o Principio Supremo.

Per Bruno, Dio è:

Mens super omnia: Dio è visto come la causa trascendente di tutto ciò che esiste, quindi Dio è inconoscibile e l’uomo non può arrivare a conoscerlo.

Mens insita omnibus: Dio è concepito come una presenza dentro la realtà.

Questa sua visione di Dio era simile alla visione di Plotino che identificava il principio supremo con l’Uno che si trovava al di sopra dell’essere e dell’intelligenza ed è creatore di se stesso e di tutte le cose.

Dopo il Rinascimento, durante il seicento, l’ontologia neoplatonica cominciò ad entrare in crisi, tuttavia rimase fortemente presente nella cultura popolare, continuando a mescolarsi con elementi magici, esoterici, gnostici e astrologici che gli permisero di esercitare ancora notevoli influssi sulla vita e sul pensiero dell’Occidente, durante tutto il Seicento e il Settecento.

 

 

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