Il Seicento, secolo di “vincitori e vinti”

NOEMI IUDICE

14/01/2018

Ultimo fuoco del Medioevo e secolo di grandi trasformazioni, il Seicento può essere considerato il secolo delle contraddizioni.

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Foto di http://www.bdtorino.eu

Se da un lato infatti la scena politica fu caratterizzata dall’insorgere di gravi episodi di fanatismo, dall’altro si assistette alla nascita dei governi più stabili e capaci di promuovere il benessere non solo del popolo, ma anche dei mercati più vasti.

Tuttavia gli scenari politici non furono i medesimi in tutti gli stati. In questo periodo infatti, laddove la chiesa post tridentina imponeva le proprie leggi, nasce l’esigenza di una certa indipendenza. Il mancato mutamento di stati come la Spagna (e tutti quelli italiani a lei sottomessi), si contrapponeva però allo sviluppo e alla politica assolutista di Francia, Russia, Olanda e Inghilterra. La Spagna era “troppo feudale nella sua composizione sociale” poiché impoverita dalla miseria e dotata di idee medievali non adatte a quel contesto storico.

In Italia, come afferma Benedetto Croce, “Il Seicento è reputato una delle più infelici età della storia d’Italia, paragonabile agli effetti delle invasioni barbariche”.

L’Italia infatti non era stata capace di competere con le monarchie occidentali. Già degradata moralmente prima della conquista spagnola, fu una “una decadenza che si abbracciava a un’altra decadenza”. Tuttavia, a differenza di quanto affermato da Rosario Villari, il quale attribuisce la responsabilità del malgoverno spagnolo, causa prima della nostra decadenza, Croce sottolinea invece che non è valido attribuire all’Italia l’appellativo di “incorrotta” perché “non ci può essere alcun influsso esercitabile dove non c’è animo disposto ad accoglierlo”. (Benedetto Croce, La Spagna nella vita italiana durante il Rinascimento, Roma-Bari, Laterza 1949).

Un’altra causa analizzata da Luzzato e confermata dal francese Braudel è che “la decadenza inevitabile dell’economia italiana è determinata soprattutto dai progressi continui delle grandi potenze marittime occidentali”, poiché l’Italia, in particolare alla fine del Seicento perdette ogni forza d’espansione e confronto con l’estero. Fernand Braudel ha sottolineato però come la crisi seicentesca abbia avuto conseguenze diverse sulle varie regioni europee, dato che oltre che vinti, ci sarebbero stati anche vincitori e dalla crisi sarebbe emerso “un sistema economico gerarchizzato”. Ciò nonostante è questo il secolo nel quale oltre che la nascita del tribunale dell’inquisizione, si costruiscono le basi della scienza moderna con il metodo sperimentale di Galileo e si cerca di rivendicare una propria libertà e autonomia letteraria, rifiutando il culto dei modelli classici. In un momento dove i valori dell’equilibrio e dell’armonia lasciano ampio spazio allo smarrimento e all’incertezza nasce il barocco, come principale esponente di novità e cambiamento, in cui viene data più importanza alle apparenze piuttosto che ai contenuti.

In conclusione si può affermare che, seppur il Seicento fu teatro di grandi crisi e gravi destabilizzazioni, esso ha posto le basi della modernità in particolare in ambito scientifico, geografico e culturale. Il Seicento è stato il secolo delle crisi, quelle crisi che hanno favorito la nascita della scienza moderna, le stesse che hanno fatto sì che esso diventasse uno dei secoli più importanti e memorabili della storia.

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