A 100 anni dalla celebre “Cielo e mare” di Ungaretti

PAOLO BUTTIGLIERI

29/07/2017

Due soli versi:”M’illumino / d’immenso”. Una delle poesie più celebri e brevi di Ungaretti. Scritta il 26 gennaio 1917 a Santa Maria la Longa sul fronte del Carso dal poeta-soldato, durante la prima guerra mondiale. Un’ illuminazione improvvisa, la fotografica consapevolezza del senso della vastità del cosmo. La poesia successivamente venne inserita nella raccolta “L’allegria” (1931) con il titolo “Mattina”.

millumino-dimmenso-10f24da8-9465-4365-95cc-97ebd35f069c

La lirica esprime la perfetta fusione dei due elementi: il singolo, il finito, che si concilia con l’immenso, ritrovando nella luce il principio e la possibilità di tale fusione. Finito e infinito si fondono in un unico elemento, non esiste nulla intorno, solo una grande luce che mette in contatto la fragilità con l’assoluto. Affiora la volontà di ricercare una nuova “armonia” con il cosmo.

soldati-ungaretti
Foto di http://www.skuola.net

Il poeta-soldato viene abbracciato da una luce molto intensa proveniente dall’alto, accompagnata da una sensazione di calore. Tale luce illumina lo spazio circostante, facendo risplendere interiormente il poeta e permettendogli di percepire la vastità immensa dell’infinito.

ungaretti_soldatoR439
Foto di http://www.ilsussidiario.net

Bagliori di armonia che avvolgono e seducono l’io del poeta, travolto dai fiumi della “catastrofe” che si consuma – la prima guerra mondiale – vissuta in prima persona, dove l’uomo è posto di fronte a situazioni, esigenze e sentimenti drammaticamente elementari, e sente la presenza costante della morte.

images
Foto di http://www.patrialetteratura.com

Una condizione esistenziale scarnificata, come le pietre del Carso, una lingua altrettanto essenziale, una metrica frantumata, fatta di “versicoli” che spesso coincidono con una sola parola spoglia e nuda, come nudo si scopre l’uomo nel dolore della guerra. L’itinerario poetico di Ungaretti appare ”rivoluzionario” in questa fase, con una metrica disgregata e originale, congiunta ad una rigorosa ricerca di essenzialità verbale intorno al tema drammatico e coinvolgente della guerra.

xUngaretti-340x310.jpg.pagespeed.ic.s5OuLWn6fh
Foto di http://www.patrialetteratura.com

La lirica è una metafora nostalgica di un’armonia perduta, forse la “Belle époque”, offuscata dallo sconquasso di una guerra inutile, una “inutile strage”. Il tepore dell’immenso avvolge la fragilità e caducità del poeta-soldato, nel suo grembo materno, facendolo dimentico, per un attimo, del rombo dei cannoni, del puzzo acre della guerra. La poesia riflette una pausa di ritrovata serenità fra gli orrori della guerra, un momento di fiducioso abbandono al sentimento di armonia con la natura.

images-1
Foto di http://www.grandeguerra.rai.it

Nella congiuntura odierna l’armonia del cosmo è minata dai difficili equilibri tra le nazioni. Le politiche internazionali faticano a trovare strade comuni a tutela del pianeta. Gli orrori della guerra, come fantasmi, si aggirano all’orizzonte. Affiorano pericolosi conflitti, sintomatici di un malessere sociale ed esistenziale, ben lungi dalle riflessioni e intuizioni poetiche ungarettiane, scevri dalla lezione della storia che si continua a ripudiare come maestra.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...