Thomas More, politico da “Oscar”.

PAOLO BUTTIGLIERI

12/04/2017

Cinquanta anni fa, nel ‘67, “Un uomo per tutte le stagioni (A Man for All Seasons)” vinse sei premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e il miglior regista, migliore fotografia. 250px-Red_carpet_at_81st_Academy_Awards_in_Kodak_TheatreFilm “cult” diretto da Fred Zimmermann, tratto dalla pièce teatrale di Robert Bolt, adattata per il cinema dallo stesso autore.La storia dipinge un modello intramontabile di politica di altri tempi.

Nell’Inghilterra del Cinquecento, Ser Thomas More, filosofo illuminato e uomo integerrimo, Lord cancelliere, ricusa di accondiscendere alle suppliche relative a casi giudiziari discussi nel tribunale di cui è presidente. Non accetta regali e tentativi di corruzione. A chi lo adula, ansioso di ottenere una raccomandazione per avviare la sua carriera politica, More, conoscendone l’indole, gli suggerisce la carriera accademica. Thomas afferma che la politica sottopone gli uomini ai ricatti e alla corruzione.

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More nel 1532 si dimette da Lord Cancelliere per non assecondare i desideri di Enrico VIII, e per non compromettersi nelle note vicende matrimoniali del re. Si ritira dalla vita politica senza proferire parola su quanto accaduto. Il silenzio di More viene interpretato come un’opposizione al sovrano. Rifiuta di prestare giuramento di fedeltà a Enrico VIII, in quanto Capo della Chiesa. More viene arrestato e rinchiuso nella Torre. Il film si conclude con l’esecuzione di Sir Thomas, “fedele servitore del re, ma prima di Dio”.

ttRobert Whittington, un contemporaneo di More, nel 1520 scrisse di lui: “Tommaso Moro ha l’intelligenza di un angelo e una singolare sapienza: non ne conosco l’eguale. Perché, dove trovare tanta dolcezza, umiltà, gentilezza? E, secondo che il tempo lo richieda, una grave serietà o una straordinaria allegrezza: un uomo per tutte le stagioni.”

Come non riferirci nella contemporaneità alla corruttela dei nostri politici, pronti ad ogni forma di trasformismo, tradimento di alleanze, subdoli camaleontismi, equilibrismi, scissioni, divisioni, faide, fronde, veleni di palazzo. Abili, all’occasione, a cavalcare i destrieri della legalità, giustizialismo, omofobia, immigrazione, xenofobia.

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A oltre cento anni dalla nascita, citare Aldo Moro è d’obbligo: “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

 

Un film da rivedere, … consigliato ai politici.

 

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