Ideali di uguaglianza e cristianesimo.

GIULIANA SCALZO-GIACOMO GRIMALDI

Oggi, dalle ore 9.15 alle ore 11.00 le classi 3^A, 3^B, 3^AL, 3^BL, 3^DL, 3^EL, 4^AL e 4^CL hanno partecipato ad un incontro con il sociologo Don Alfio Spampinato, specializzato in dottrina sociale della Chiesa, fino a due anni fa Cappellano Militare della Scuola di Guerra, in aula magna sul tema “Il principio dell’uguaglianza nel rispetto della diversità”. Incontro proposto al fine di sensibilizzare i giovani sul rispetto dei principi del PTOF, per l’anno scolastico in corso.

immagine-1La preside ha aperto l’incontro presentando brevemente il cappellano don Alfio Spampinato e ha proiettato due articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e uno della Costituzione Italiana riguardanti l’uguaglianza, spiegandoli con chiarezza.

“La società non ha bisogno di maestri, ma di testimoni. […] La vita viene prima dei libri, i libri raccontano la storia. Il vero libro è l’esperienza: la strada.” Dice il sacerdote introducendo il discorso, che a in seguito impostato basandosi su alcune domande dei presenti. A suo parere un monologo sarebbe stato troppo noioso. Le prime domande analizzate sono state quelle di tre alunne della classe 4^C Linguistico.

La prima ragazza (Chiara Scerba) ha chiesto quali fossero le esperienze che hanno toccato la vita di don Alfio, che con tranquillità ha risposto dicendo che tutto ciò che ha passato, dalla nascita a oggi, ha marcato la sua vita. Egli fu vittima di emarginazioni per via delle sue condizioni: a volte subite perché fosse figlio di un carabiniere, e perché in molti non sanno che: “La persona non è l’esterno: è dentro”.

immagine-2La seconda (Claudia Di Pasquale), a proposito dell’uguaglianza, ha chiesto il perché della differenza tra eterosessuali e omosessuali: perché i primi hanno la possibilità di sposarsi mentre i secondi no? Don Alfio ha risposto dicendo che non bisogna discriminare chi ha tendenze diverse dalle nostre. Come scritto nella Bibbia e secondo la fede del cappellano, Dio ha creato in modo uguale uomo e donna a sua immagine e somiglianza affinché procreassero. Dunque, lo scopo del matrimonio cristiano è unirsi e dare vita, avere dei figli. Tuttavia, “la Chiesa non condanna la tendenza” dice il parroco.

La terza (Lisa Leggio), invece, ha posto una domanda riguardante l’uguaglianza per tutte le religioni. La risposta incitava alla convivenza pacifica. Tollerare le religioni è un abuso, poiché bisogna rispettarle, non tollerarle. Anche se nella storia esistono degli episodi di intolleranza del Cristianesimo, esso è una proposta di questa convivenza pacifica. Queste intolleranze passate sono dei peccati che la Chiesa stessa non accetta. Se si vive in fede con il rispetto del prossimo, non si creano problemi.

In seguito la questione si è spostata sugli immigrati. Grazie alle domande e agli interventi di altri due ragazzi (Chiara Mangiapane della 4^AL e Pio Pagano della 3^AC), il problema centrale è diventato come l’Europa possa rendersi utile per gli immigrati che oggi popolano le nostre città. Don Alfio, dice che ci sia un’incongruenza in Europa tra ciò che si fa e ciò che è stato precedentemente stilato. Necessari per i ragazzi provenienti da altre parti del mondo sarebbero l’assistenza medica e l’insegnamento della lingua italiana. Invece essi vengono sfruttati e sottopagati. E da questo sfruttamento tutti ne traggono vantaggio. Per il Cristianesimo, non dare il giusto compenso agli operai equivale all’omicidio. Per migliorare davvero la situazione, l’Europa, deve ascoltare il papa, convertirsi e amare il prossimo.

Infine, una ragazza della 3^A Classico (Alessandra Bizzini) si è interrogata sul perché coppie eterosessuali possano sposarsi pur non avendo la possibilità di procreare, mentre coppie omosessuali non possono. Il sacerdote differenzia le due situazioni precisando che il primo è un caso particolare riconosciuto dalla Chiesa poiché rispetta la volontà di Dio, cioè un uomo e una donna.

“Siate autentici: guardatevi allo specchio e non siate doppi […]. Fate una scelta e andate fino in fondo, il Signore non vi condannerà!” ha detto Don Alfio, lasciando un grande insegnamento di vita, prima di congedarsi.

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